Messaggio dell’Udinese a Di Natale: senza te non so stare

Dal Lunch Match della 6a giornata di Serie A 2012/2013 ti aspetteresti una spruzzatina di pepe in più. Il calendario mette difronte l’Udinese dei miracoli, due qualificazioni ai play-off di Champions League negli ultimi due anni, e il frizzante Genoa di Boriello e Immobile, reduce dal colpaccio in casa Lazio. La sceneggiatura appare quella di un’effervescente film Spielberghiano, ma la performance degli attori si rivela povera e scadente e ciò che ne esce è molto più simile al lento quanto ingarbugliato “The Words” di Brian Klugmane e Lee Sternthal (chi l’ha visto senz’altro concorderà).

CHE NOIA, CHE BARBA… – La squadra friulana si presenta ai nastri di partenza priva dell’acciaccato Basta e, soprattutto, di capitan Totò Di Natale, messo dietro la lavagna dal tenente Guidolin dopo un litigio che ha visto protagonista il numero dieci durante l’allenamento di venerdì. A prendere il loro posto il baby Faraoni e il redivivo Fabbrini, di nuovo trequartista nel rispolverato 3-5-1-1. Il Grifone si affida al talento della sua prima linea, pronta, almeno sulla carta, ad essere innescata dalle idee di Bertolacci & Co, schierati da mister De Canio con un 4-3-1-2. Numeri e premesse che lasciano spazio a noia e sbadigli, frutto di manovre lente, giocate orizzontali e tanta paura di prenderle più che voglia di darne. Sul taccuino rimane un tentativo di Danilo, che su corner manda la palla a sbattere sulla parte alta della traversa; dopodiché arriva il duplice fischio del Signor Romeo, accolto come una benedizione dal pubblico del Friuli, speranzoso che una strigliata del condottiero bianco-nero possa svegliare gli undici di casa e dare un po’ di brio ad una partita da horror.

TOTÒ, WE MISS YOU… – Illusi, verrebbe da dire, perché la ripresa non regala molto di nuovo. L’Udinese ci prova di più rispetto ad un Genoa limitato dagli infortuni (tre cambi dettati da tre problemi fisici), ma Frey si spoca i guantoni soltanto una volta, per respingere una non irresistibile conclusione di Fabbrini, mentre Brkic la fa per lo più da spettatore. Inevitabile il quesito che immediatamente si sparge tra i tifosi friulani: come sarebbe andata con un Di Natale in più? Diversamente, replicano senza esitare i tifosi di casa, ma nessuno ne avrà mai la controprova e quel che resta è un punto che fa classifica e che mette in risalto i limiti di due compagini che non appaiano necessariamente attrezzate per un campionato di alta classifica. Le statistiche, però, recitano chiaramente che senza il suo capitano l’Udinese non ha segnato né a Torino né stamani, e lo stesso pluridecorato Ranégie appare spaesato senza il suo talentuoso compagno d’attacco.

OPPORTUNITÀ O FARDELLO? -Tempo per pensarci non ce n’è, perché giovedì si vola in terra inglese, città di Liverpool, dove un migliaio di supporters friulani accompagneranno la squadra nell’ennesima trasferta europea dell’era Pozzo, con la speranza di compiere l’impresa che riuscì, nel lontano 1992, proprio ai rosso-blù di Genova. Il desiderio, nemmeno molto celato, dei tifosi friulani, è riempire il vuoto della bacheca, mettendo un trofeo dove ora, tristemente, abbonda la polvere. L’auspicio è che le soddisfazioni raccolte negli ultimi anni siano state il punto di partenza per spianare la strada verso un successo, e se il campionato appare un chimera insormontabile, l’Europa League, tanto odiata dagli allenatori italiani, appare una competizione competitiva ma alla portata, e la prova del nove è già giovedì.

Simone Zompicchiatti

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By | 2017-05-21T12:16:17+00:00 30/09/2012|Categories: Sport|Tags: , , |0 Comments

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