Mila e la notte. In mostra gli abiti da sera di Mila Schön.

A poco più di un anno dalla scomparsa di Mila Schön, al secolo Maria Carmen Nutrizio, Trieste dedica alla stilista di origini dalmate un’interessante esposizione di alcuni delle sue più celebri creazioni per la sera. Non sono semplici abiti quelli che si potranno vedere al Salone degli Incanti di Trieste dal 20 dicembre al 18 aprile 2010, ma veri e propri pezzi d’arte, che hanno fatto la storia della maison e dell’intero Made in Italy.
Mila nacque nel 1916 a Traù, piccola isola della Dalmazia e visse la sua giovinezza a Trieste, che poi lasciò per raggiungere Milano, dove iniziò la sua carriera disegnando abiti per amiche, applicando quell’equilibrio e senso della misura che la resero poi celebre in tutto il mondo. In una delle sue note dichiarazioni la Schön affermò: “Penso di avere avuto sempre dentro di me il senso del colore, delle proporzioni, e questo nella moda è una cosa importante.” Rubava i segreti dai grandi couturier francesi dove il marito la portava ad acquistare gli abiti, come Balenciaga, al quale si ispirò negli ultimi anni della sua carriera, apprezzandone i volumi e la cura delle proporzioni.
La consacrazione però avvenne dal 1965, quando Giovanni Battisti Giorgini la invitò a sfilare a Palazzo Pitti. Da quel momento in poi il nome di Mila Schön divenne celebre in tutto il globo, come simbolo incontrastato di linearità e sobria eleganza. Ed è proprio da qui che parte l’esposizione triestina, con i lunghi caffetani intrisi di perline, strass e jais, dai colori verde acqua, acqua marina e grigio perla indossati ad esempio da Virna Lisi per una copertina di “Grazia” o quelli in oro e avorio, che Lee Radizwill e Marella Caracciolo Agnelli sfoggiarono in occasione della serata “Black and White” organizzata da Truman Capote a New York nel ’66, attirandosi le attenzioni di tutte le riviste di settore più celebri.
Si intraprende la mostra affrontando il percorso artistico della stilista milanese, ammirando su pedane specchiate il riflettersi di serpentine in strass, di rosoni di perline, di sogni di jais intrappolati uno ad uno in reti di tulle. Una sfarzosità smorzata dalla semplicità delle linee, da scolli all’americana mai audaci, da pieghe ponderate e da intrecci pacati. I colori sono il rosa, l’ambra, l’argento, l’avorio e il bronzo, che tingono geometrie di rombi, cerchi e righe.
Vi sono poi due esemplari dei costumi di mezzanotte, che sfilarono nel 1967 a Mare Moda Capri. Sono i costumi gioiello preziosi e semplici allo sesso tempo.
Centrali nella vita artistica della stilista furono gli influssi dell’arte contemporanea di Lucio Fontana, Piero Manzoni e degli americani Alexander Calder  e Kenneth Noland. Ecco dunque che anche nell’esposizione triestina si ripropongono come perni centrali della mostra: da una parte vi sono i robe-manteau e le tute in tela di lana avorio double con i tipici tagli neri di Fontana e dall’altra quelli con applicazioni in lana modello mobiles ispirati a Calder.  Non potevano mancare i coloratissimi abiti a tunica e le casacche con pantaloni che Mila creò influenzata dai fiori, dalle bolle e dai cerchi di Noland. Qui su basi argento risaltano i ricami n perline color rosa, viola e fucsia.
Contaminati ormai da questi ineguagliabili cromatismi si prosegue ammirando i variopinti caffetani della serie Persepolis, che traducono in perline e cristalli gli intarsi e le fantasie dei tappeti Tabriz. Con la mente si è già in un attimo verso la Persia. Questa collezione infatti fu creata nel 1971 per celebrare il duemilacinquecentesimo anniversario dell’Impero persiano e i festeggiamenti si tennero proprio a Persepolis, odierna Teheran.
Comincia l’avvicinamento all’Asia da parte di Mila Schön, che presto conquisterà il Giappone, tessendo con il paese del sol levante importanti rapporti commerciali. In occasione dei mondiali di calcio Italia ’90 inoltre le fu chiesto di realizzare degli abiti che rappresentassero proprio l’Asia. Ecco dunque che si possono ammirare dei completi da sera con top dai tagli orientali tempestati di perline dai colori caldi come il rosso, l’arancio e il giallo Senegal.
Non mancano omaggi a New York con lunghi abiti crema che riportano preziosi ricami in nero rappresentanti lo skyline di Manhattan. Infine, collocato al centro della sala, vi è lo spazio dedicato alla Mila Schön odierna. Prendono vita abiti a sacco, pieghe baciate in bianco e nero e tubini impreziositi da un domino di cristalli. È la linea disegnata da Bianca Gervasio, attuale designer della maison, anch’ella presente all’inaugurazione, proprio a voler significare l’importante continuità tra passato, presente e futuro di una delle case di moda che più di tutte ha caratterizzato il made in Italy.
Di Mila Schön dunque ci rimangono in eredità la sua preziosa semplicità nelle forme e nei contenuti degli abiti, che possono essere definiti vero e proprio artigianato artistico, per la cura e la lavorazione che c’è stata dietro ad ogni singolo capo, pensato soprattutto per la funzionalità che esso doveva avere. Ecco che sua fu l’invenzione del double-face, con cuciture a sacchetto in giacche e gonne sfoderate, per rendere i suoi abiti pratici ed eleganti allo stesso tempo.
Una mostra, curata da Michela Messina e Lorenza Resciniti, che ci fa ripercorrere più di trent’anni di moda e arte con creazioni che sono dei veri e propri vessilli di eleganza e raffinatezza.
“Io cerco di fare il meglio che posso, ma non sono mai completamente soddisfatta, non mi sognerei mai di dire sono bravissima. Il giorno che dovessi dire: sono la più brava, quel giorno probabilmente sarei finita”. M.S.
Enrico Matzeu
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By | 2009-12-20T14:23:05+00:00 20/12/2009|Categories: Modesign, Panta Rei|0 Comments

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