Addio al test d’ingresso a Medicina, forse

Come nel passato anche quest’anno i test di ammissione alla Facoltà di Medicina hanno fatto discutere: migliaia di denunce per irregolarità sono arrivate all’UdU, Unione degli Universitari, il doppio degli anni passati secondo Gianluca Scuccimarra, Coordinatore Nazionale del Comitato. Per non parlare del calo di iscritti ai test rispetto all’anno passato, il 17,8% in meno, che sempre secondo Scuccimarra sarebbe dovuto all’anticipazione dei test al mese di aprile, quando i ragazzi sono ancora impegnati con l’ultimo anno di scuola superiore.

Le prove di quest’anno inoltre sono state superate dagli studenti con risultati di gran lunga inferiori rispetto agli anni scorsi. Insomma, invece di incentivare si rende sempre più difficoltoso l’ingresso nelle facoltà a numero chiuso. Resta poi da far luce sull’irregolarità avvenuta a Bari, dove il giorno dei test è stato rinvenuto un pacco manomesso da cui mancava un plico contenente le domande del test. Tuttavia il ministero ha autorizzato a proseguire.

Il Comitato “No Numero chiuso” è in prima linea con l’Unione degli Universitari per portare avanti la battaglia contro il c.d. “numero chiuso”

È per tutti questi motivi, dai risultati sconfortanti dei test alle proteste per le irregolarità, che questa volta non sono solo le associazioni studentesche a porsi dubbi sulla reale utilità dei test ma si è fatta avanti anche l’attuale ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. «Potremmo abolire il test di medicina» ha affermato a sorpresa il ministro in visita presso l’Università di Foggia, portando come esempio il sistema universitario francese, secondo lei più adatto alla selezione degli studenti più meritevoli: il primo anno è aperto a tutti, fino allo sbarramento finale. Chi non passa gli esami non accede al secondo anno. «Non è che così passare diventi più facile – afferma – semplicemente si spalma la valutazione dalla prova di un singolo giorno ai risultati di un anno intero di studio».

Secondo il Ministro l’equilibrio tra fabbisogno di medici e numero di laureati è fondamentale ma il metodo del numero chiuso con test a risposta multipla, in cui il futuro degli studenti viene deciso in 100 minuti, evidentemente non è il migliore per scremare le iscrizioni.

Contenti gli studenti per questo inaspettato annuncio. Tuttavia, commenta Scuccimarra: “nel rivedere e nel ripensare questo sistema bisogna partire dagli studenti aprendo prima di tutto con loro un tavolo di confronto che affronti nel modo più ampio possibile problematicità e soluzioni”. Insomma, se gli studenti subiscono i cambiamenti del sistema universitario devono essere coinvolti attivamente.

Per ora rimane una semplice proposta ma la Giannini sembra convinta dell’inadeguatezza del test a scelta multipla.

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