Mogol: «negli emergenti serve cultura»

Giulio Rapetti, in arte Mogol, classe 1936, viene ormai considerato una leggenda per il semplice fatto che almeno la metà dei brani più conosciuti e apprezzati del repertorio italiano porta il suo testo. Oltre alla collaborazione con Battisti ha infatti lavorato con Bobby Solo, Celentano, Fausto Leali, Caterina Caselli e moltissimi altri. Il 27 dicembre, in occasione del concerto Mogol-Battisti al teatro Rossetti di Trieste, gli abbiamo fatto un paio di domande relative alla differenza tra il processo di maturazione artistica degli anni ’70 e quello contemporaneo:

Il mondo di internet ha cambiato il modo in cui il pubblico viene a conoscenza di una canzone e dunque come si crea un mito?

«Non so dirlo con precisione, io purtroppo non ho modo di constatare questa cosa in maniera globale, i critici sono più indicati a dare questo tipo di giudizio; secondo me però ha facilitato il fatto di esserci ma ha reso più difficile l’individuazione degli artisti, perché ormai, specialmente in televisione, si promuovono gli artisti prima ancora che siano diventati dei veri artisti.»

Ora come avviene il processo di maturazione? Non si fa più o viene sminuito?

«La maturazione di un artista dipende sempre solamente dal bisogno intimo, gli allievi del CET (la scuola di musica fondata da Mogol, ndr) si distinguono perché sono sempre preparati, ad esempio Arisa o il bravissimo Giuseppe Anastasi, quando hanno un’occasione per arrivare al pubblico rimangono perché sono maturi e coscienti del proprio lavoro, chi non lo è spesso è solo una meteora.»

Preparazione artistica cosa significa per lei nello specifico?

«Preparazione dal punto di vista tecnico ma soprattutto la conoscenza della cultura internazionale e nazionale, non si può diventare artisti pop se non si conosce la cultura musicale ma anche generale del mondo. Bisogna prima assimilare tutto il bello e il grande che già esiste, bisogna prima farsi partecipi di tutta questa bellezza e appena dopo si può iniziare a pensare di essere artisti e fare delle cose “belle”.»

Il concerto, accostato a commenti di Mogol relativi alla storia delle singole canzoni, ha visto un totale coinvolgimento del pubblico e un successo tale da dover chiudere la biglietteria per sold-out ben prima dell’inizio del concerto, lasciando delusi moltissimi ritardatari. Interessante anche l’arrangiamento delle canzoni fatto da Red Rosso e la sua band che ha saputo regalare profonde emozioni a chi era presente.

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By | 2015-12-28T12:49:04+00:00 28/12/2015|Categories: Magazine|Tags: , , , , , , |Commenti disabilitati su Mogol: «negli emergenti serve cultura»

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Studia musica al Conservatorio Tartini e all'Università di Pavia e si rende conto che più si studia la musica meno ci si sente preparati a parlarne. Francamente non lo trova affatto giusto.