Muore Alexander McQueen. Addio al genio visionario ed ecclettico.

Artista visionario, avanguardista ed eclettico. Viene da definire così Alexander McQuenn, quello stilista che trasformava ogni modella in un personaggio della sua fantasia e che rendeva ogni passerella uno show. Nato a Londra nel 1969, lo stilista britannico ha cominciato la sua gavetta con grandi costumisti teatrali come Anderson e Shepherd e successivamente con Bermans & Nathans, che gli hanno sicuramente lasciato un’impronta scenica molto forte. A soli 20 anni arriva in Italia, dove lavora presso Romeo Gigli, per tornare poco dopo in Inghilterra per finire la Saint Martins School of Art. Lavorerà poi per Givenchy, prima di sfilare con il proprio marchio e raggiungere un successo assoluto di pubblico e critiche. Successo consacrato soprattutto grazie all’amica giornalista di moda Isabelle Blow, morta suicida due anni fa. Oltre alla grande amicizia, ad accomunare i due è stata dunque la fine, che hanno scelto per le loro vite: il suicidio. Anche il grande stilista londinese si è tolto la vita, proprio a pochi giorni dalla London Fashion Week, dove avrebbe sicuramente stupito con uno dei suoi ennesimi spettacoli.
Una grande perdita per il mondo della moda e dell’arte. Con McQueen se ne vanno il genio e la fantasia eccentrica, che spesso si tingeva di noir con forti accenni gotici, soprattutto nei trucchi e nelle acconciature delle sue donne, sempre ricercate, articolate e che amavano rompere le geometrie naturali del corpo umano. I volti erano spesso tinti di bianco; sulla bocca il rossetto sformava le labbra e i lineamenti venivano meno. Forse per dare ancor più risalto agli abiti, dei veri e propri costumi di scena, fatti di sovrastrutture, pieghe e drappeggi insistenti. Indimenticabili i copricapo: ombrelli aperti sulle teste delle modelle, impalcature di origami e tulle, che oscuravano i volti. McQueen amava stupire così tanto quanto amava le sue piume, che regalavano sogni oscuri e suggerivano voli pindarici. I suoi abiti erano cascate di taffetà rigonfie di crinolina, costruzioni in pvc o sete stampate con fantasie che ubriacavano di piacere. Per la sua collezione dedicata alla primavera/estate 2010 aveva stupito con abiti che sembrano quasi portabili: completini con stampe di pitone rivisitate al computer, dove le nuance del serpente si mescolano al verde acido e all’azzurro, lunghi caban dorati e giacchini che segnavano ogni forma, quasi a voler essee un prolungamento del corpo umano. Degne di nota come sempre le sue scarpe, segno distintivo di ogni collezione, imponenti, chilometriche e talvolta ingombranti.
Senza porci inutili interrogativi sul perché di una scelta così triste, ci possiamo solo augurare che Alexander possa ora, ovunque egli sia, realizzare i suoi sogni, forse, irraggiungibili come i suoi abiti.

Enrico Matzeu

**Official Premiere** Lady Gaga – Bad Romance at Alexander McQueen\’s Plato\’s Atlantis

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By | 2010-02-12T01:00:50+00:00 12/02/2010|Categories: Magazine|0 Comments

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Enrico Matzeu
Direttore artistico di Taglia Corti. Scrive di moda, costume, design e tv per molte testate on-line e commenta la televisione ogni sabato su Rai Tre a TvTalk.