Napolitano rieletto. Una sconfitta dei partiti.

Giorgio Napolitano è appena stato rieletto con 738 voti. Il Presidente uscente che più e più volte aveva ribadito il suo no ad un secondo mandato, è stato richiamato in causa dai partiti per sbrogliare una situazione che si aggrava giorno dopo giorno. Dopo cinque sedute disastrose dal punto di vista politico, il PD – in concerto con il Centro Destra e Scelta Civica – ha evocato il ritorno di Re Giorgio – a questo punto possiamo chiamarlo anche così – il quale ha deciso, suo malgrado, di accettare.

Le proteste della piazza che sono continuate per tutti questi giorni davanti a Montecitorio.

Mai nella storia repubblicana un presidente aveva ricevuto un secondo incarico. Per eleggere Scalfaro, nel 1992, in un’analoga situazione di crisi economica ma accompagnata anche dal caso Tangentopoli e dalle bombe mafiose, ci vollero addirittura sedici scrutini. All’epoca, però, i partiti seppero tenere duro, riuscendo così a trovare una soluzione alternativa al predecessore Cossiga. Ora, invece, anche a causa della velocità spaventosa con cui dilagano le notizie rispetto al passato, non si può perdere tempo. L’Italia è lì che attende risposte forti e immediate, ma rimane ancora allibita davanti all’incapacità di una classe politica di saper ascoltare le sue richieste.

Nessuna scelta coraggiosa dunque, né tantomeno un segnale di disponibilità al cambiamento. Anzi. L’elezione di Napolitano dimostra ancora una volta che i partiti non vogliano prendersi le proprie responsabilità, ma che piuttosto preferiscano delegare ad altri la risoluzione dei problemi. È accaduto con Mario Monti, accade anche oggi con l’elezione di un uomo di 87 anni che aveva già espresso le sue preferenze.

Lo scenario che si prospetta adesso è sicuramente molto cupo. Napolitano rappresenta una scelta che porterebbe ad un governo di responsabilità nazionale, forse addirittura un governo del Presidente. La situazione però non è delle più favorevoli. Da una parte il PD si trova di colpo orfano del proprio segretario e della propria presidente: Bersani e Bindi si sono infatti dimessi ieri sera. Il Movimento 5 Stelle urla nelle piazze al colpo di stato, mentre il Pdl si prepara con forza alle prossime elezioni. Ognuno quindi ancora per conto proprio. Il cambiamento continua ad essere molto, molto distante.

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By | 2013-04-20T17:48:53+00:00 20/04/2013|Categories: Politica|Tags: , , , , |0 Comments

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.