Nick Cave, Ventimila giorni nella sua testa

Ventimila giorni corrispondono circa a 55 anni ed è per celebrare questa data che Nick Cave (in realtà di 57 anni) sceglie di girare un film 20000 Days on Earth in cui raccontare ciò che è, ciò che è stato e ciò che vorrebbe diventare nei prossimi 20000 giorni. A differenza delle pellicole a cui ci hanno abituato altre star del panorama musicale negli scorsi anni, Michael Jackson ne è un esempio suo malgrado, questo film non vuole celebrare un personaggio,un artista ne tanto meno un normale individuo, ma rappresenta piuttosto una veloce ma accurata sbirciata che Nick Cave ci permette di dare dentro alla sua testa. Una serie di storie correlate da sottilissime ma intense esperienze ed emozioni che noi riusciamo ad interpretare con l’aiuto del loro creatore il quale sembra quasi spiegarci meglio il suo linguaggio di interpretazione dell’universo sperando che in un secondo momento esso ci possa avvicinare anche alla sua produzione artistica.

La pellicola, diretta dai due visual artist Iain Forsyth e Jane Pollard, si può definire come un documentario/diario visivo che ci accompagna in una giornata”tipo” dell’artista presentandoci però ogni istante direttamente mediato dalla mente di Nick Cave, trasformando così l’intera esperienza in una vera traduzione della realtà secondo il suo personalissimo linguaggio. Anche la scelta dei suoi brani per la colonna sonora è differente da quella che ci aspettiamo da un film biografico su un musicista: paradossalmente le musiche non sono costantemente presenti ma anzi ci si trova spesso ad assistere a scene mute dove anche il protagonista parla a malapena e ci lascia fluttuare in un vuoto spaziale da cui solo ogni tanto ci indirizza con delle frasi che condensano la sua visione delle cose. Gli unici momenti direttamente legati alla musica (anche se ovviamente lo sono tutti indirettamente) sono quelli dove lo si vede registrare i brani del suo ultimo album di inediti pubblicato lo scorso anno, Push The Sky Away e a quando, durante il suo concerto, canta Jubelee Street col pubblico.

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Ci sono però anche interessantissimi istanti in cui espone la propria visione della sua arte quando interagisce con altri artisti, tra cui Blixa Bargeld, ex chitarrista dei Bad Seeds (il suo gruppo), frontman e fondatore degli Einstürzende Neubauten, e Kylie Minogue, con la quale ha inciso Where The Wild Roses Grow (presente anche nella colonna sonora).
Un intero film dedicato ai suoi ricordi e alla sua memoria, dunque, come dimostra anche il suo monologo dallo psicanalista, con il quale si lascia andare ad alcune preoccupate considerazioni sull’importanza della memoria e sulla paura di perdere i suoi ricordi e con essi quello che è stato e che diventerà. In ogni passaggio di questo film, comunque, non è mai la “star” che vive e che si esprime, ma sempre un’altra entità, troppo incredibile per vivere come un uomo comune ma troppo estranea alla struttura del mercato attuale per poterlo definire solo un personaggio dell’ambiente musicale.

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By | 2014-12-15T16:28:28+00:00 15/12/2014|Categories: Magazine|Tags: , , , , |0 Comments

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Studia musica al Conservatorio Tartini e all'Università di Pavia e si rende conto che più si studia la musica meno ci si sente preparati a parlarne. Francamente non lo trova affatto giusto.