No alla diseguaglianza nell’accesso ai “beni comuni”

Grande affluenza nel fine settimana al Convegno Internazionale Beni Comuni, tra Diritto, Ethos e Pratiche Sociali tenutosi presso la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori dell’Università di Trieste.

Luigi Pellizzoni, docente di Sociologia dell’Ambiente presso l’Università di Pisa, ha parlato di beni comuni, rappresentati dalle risorse naturali, come fiumi e laghi, l’aria, le coste dichiarate riserve ambientali, la flora e la fauna, ma anche dai beni archeologici e culturali. Sono risorse materiali e immateriali che per essere ben gestite, devono esserlo in maniera condivisa, cercando di soddisfare le esigenze e i deficit dell’economia di mercato, che tende a centrarsi sull’interesse individuale.

Le prospettive dei relatori sono differenti. Sono stati analizzati gli aspetti etici e filosofici, le implicazioni sociologiche, e quindi le disuguaglianze all’accesso dei beni. Viene offerta inoltre una prospettiva giuridica, per cercare di stabilire una tutela e un riconoscimento giuridico a questa categoria particolare di beni né statali, né privati.

Il secondo giorno del convegno vede tra i protagonisti due professori internazionali, Franc Grad, dell’Università di Lubiana, e Juan José Ruiz Ruiz, dell’Università di Jaén.

Avere una prospettiva internazionale è certamente importante, infatti per ogni ordinamento giuridico differente sono previste iniziative locali diverse. La Slovenia ha da poco istituito un riconoscimento istituzionale all’acqua come bene fondamentale. È un esempio di come si può gestire efficacemente un diritto a una risorsa, che non può essere pensata all’interno di un sistema privatistico.

Le discussioni sui beni comuni si basano su un’idea di economia che non risponda solamente all’interesse dell’individuo singolo, ma alla necessità di condivisione per garantire a tutti dei beni fondamentali.

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By | 2017-04-10T19:16:02+00:00 10/04/2017|Categories: Focus on (Magazine), Politica|Tags: , |Commenti disabilitati su No alla diseguaglianza nell’accesso ai “beni comuni”

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