Oblivion, un jukebox umano

Venerdì 19 febbraio debuttano al Teatro Bobbio di Trieste, ospiti de La Contrada, i famosi cinque paladini della risata ovvero gli Oblivion con il loro nuovo spettacolo Oblivion: the Human Jukebox, la regia è di Giorgio Gallione. Gli Oblivion sono diventati famosi grazie a Youtube, dove nel 2009 postarono un video in cui attraverso un mix di canzoni note raccontavano i Promessi Sposi in 10 minuti. Poi hanno cominciato a girare per i teatri e sono anche andati spesso in tivù, nel cast di Zelig, su Canale 5. Abbiamo intervistato Davide Calabrese, un quinto degli Oblivion nonché il triestino del gruppo, ecco cosa ci ha raccontato.

Davide, com’è il tuo rapporto con la tua città?
Il rapporto con Trieste è meraviglioso, talmente meraviglioso che non volevo più andarmene, abbiamo tutto: mare, montagna quindi è un po’ difficile prendere il treno e andarsene via; per fortuna che a 21 anni ho avuto questo ardire e mi sono messo nel treno, per fortuna perché altrimenti non sarei riuscito a fare quello che sto facendo sicuramente adesso. Attualmente il mio rapporto è di grande nostalgia, mi manca tantissimo soprattutto d’estate; ci torno ogni due mesi se riesco. Quello che mi manca è entrare in un locale e chiedere un “gingerino” perchè fuori Trieste nessuno capisce cosa sia un gingerino e ho sempre grossissimi problemi nella traduzione di questo termine così devo andare sulle marche mentre noi a Trieste abbiamo questa cosa bellissima, melliflua, intoccabile: il gingerino; poi ogni bar ti serve qualcosa a caso davanti a questa richiesta, insomma mi mancano i gingerini la domenica mattina in Piazza della Borsa.

E con il “capo, capo in b” tipico triestino come te la cavi?
Ah beh,quello è meraviglioso! Ho imparato ad adattarmi al resto d’Italia, purtroppo, e a capire che un cappuccino è praticamente un vaso da fiori con dentro il caffè; noi abbiamo un’idea del cappuccino molto più giusta, più integralista, il vero cappuccino sappiamo benissimo qual è!

Siete in tour con Oblivion: The human jukebox, raccontaci qualcosa di questo spettacolo.
The human jukebox è una macchina infernale per noi e per il pubblico, a spettacolo non ancora iniziato scendiamo in platea e invitiamo il pubblico a scrivere il proprio cantante preferito su un foglio di carta e lo inseriamo in una specie di urna elettorale trasparente; dopodiché per il resto dello spettacolo estrarremo dei bigliettini.
A seconda di quello che ci arriva in mano, possiamo trovare di tutto da ospiti internazionali a cantanti locali, insomma qualsiasi cosa ci arrivi in mano, noi la distruggeremo a nostro modo pescando anche un po’ dal nostro repertorio. Uno spettacolo estremamente interattivo tanto che sarà uno spettacolo ogni sera diverso, completamente diverso.

Come vi siete preparati?
Ci siamo preparati attraverso un laboratorio che è durato un anno e che si chiamava Oblivion.zip, era uno spettacolo molto agile, quasi senza scenografia con solo dei costumi, molto semplice; volevamo testare questa interattività con il pubblico, come funzionava, come poteva essere. Dopo un anno di lavoro abbiamo capito quali fossero statisticamente le richieste del pubblico (Baglioni, Dalla, De Gregori), abbiamo rimpinzato il nostro archivio di idee così da sembrare più o meno pronti a qualsiasi richiesta.

Youtube vi ha portato al successo, ora invece come vi rapportate con questo canale?
Oggi Youtube per noi è la piattaforma migliore che esista, ci rapportiamo in maniera estremamente amichevole, dinamica e destiniamo a Youtube sempre la prima visione; anche per il nostro medley di Sanremo Youtube è stata l’unica piattaforma che l’ha mostrata in anteprima. Youtube per noi è la massima risorsa e i prossimi progetti futuri andranno in quella direzione li, per noi esiste quel tipo di canale comunicativo, sfruttandolo il più possibile.

Dopo questo spettacolo avete già dei progetti in cantiere, ci puoi svelare qualcosa o è ancora tutto top secret?
I tempi sono ormai maturi per preparare un grande spettacolo per l’estero, questo è nelle nostre menti; non sappiamo ancora come farlo perché lavoriamo su testi e cultura italiana, però la musica è un grande veicolo internazionale e sfruttando quella parte del nostro spettacolo speriamo di fare un grande show che sia appetibile fuori dai confini italiani.

Qui puoi ascoltare l’intervista completa.

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By | 2017-02-12T16:39:39+00:00 18/02/2016|Categories: Cultura e spettacoli, Magazine|Tags: , , , |0 Comments

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