Papa Francesco tra le ombre del potere

Sono molte le storie riguardanti l’ex cardinale Jorge Mario Bergoglio, ormai Papa Francesco, che vengono alla luce. Di particolare rilevanza sono quelle racchiuse nel libro “L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina” del giornalista Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano.

Il giornalista Horacio Verbitsky, autore del libro.

Lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso attente e scrupolose ricerche il giornalista ha presentato non solo il ruolo del gesuita, che ne emerge però  accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò novemila persone. I fatti riferiti riguardano un giovane Bergoglio, allora trentaseienne, diventato il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Proprio grazie al potere derivato da questo ruolo tutti i sacerdoti gesuiti che operavano nell’area si ritrovarono sotto le sue dipendenze. In questo contesto, nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, chiese a Orlando Yorio e Francisco Jalics, due gesuiti impegnati nelle baraccopoli, di abbandonare il loro ruolo. In seguito al rifiuto dei due Borgoglio li escluse dalla Compagnia di Gesù. Solo qualche giorno dopo i padri vennero rapiti, secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti  il gesto dell’ex cardinale fu il via libera per i militari, poiché  aveva accusato segnalato i due alla dittatura come sovversivi. Mi sembra importante segnalare che con l’accezione “sovversivo”, nell’Argentina di quegli anni, venivano qualificate persone di ogni ordine e grado: dai professori universitari simpatizzanti del peronismo a chi cantava canzoni di protesta, dalle donne che osavano indossare le minigonne a chi viaggiava armato fino ai denti, fino ad arrivare a chi era impegnato nel sociale. Dopo sei mesi di sevizie nella famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), i due religiosi furono rilasciati grazie alle pressioni del Vaticano.

Non sono mancate le repliche del cardinal Bergoglio, che si è più volte difeso spiegando che la richiesta di lasciare la baraccopoli era un modo per metterli in guardia di fronte a un imminente pericolo. Da lì è iniziato un botta e risposta che è andato avanti per anni e che Verbitsky ha sempre riportato fedelmente. La verità è emersa in seguito, quando dagli archivi del ministero degli Esteri sono emersi documenti che confermano la versione dei due sacerdoti, mettendo fine a ogni diatriba.
Verbitsky mette in particolare rilievo un episodio del 1979. Padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina delle torture. Bergoglio si offrì di fare da intermediario,  ma l’istanza fu respinta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: «Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’Esma».
Sempre secondo il libro, inoltre, risulta che durante le dittatura militare Bergoglio abbia svolto attività politica nella Guardia di ferro, un’organizzazione della destra peronista. In seguito, quando ricoprì il ruolo di Provinciale della Compagnia di Gesù, risulta che abbia stabilito che l’Università gestita dai gesuiti fosse collegata a un’associazione privata controllata proprio dalla Guardia di ferro. «Io non conosco casi moderni di vescovi che abbiano avuto una partecipazione politica così esplicita come è stata quella di Bergoglio», ha affermato Verbitsky, «Lui agisce con il tipico stile di un politico. È in relazione costante con il mondo politico, ha persino incontri costanti con ministri del governo».
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By | 2013-03-14T20:56:23+00:00 14/03/2013|Categories: Mondo|Tags: , , , |0 Comments

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Chiara Zanchetta
In testa un uragano di idee, in tasca due lauree in Comunicazione. Nella vita? Chi lo sa