Pasione e corazon con Carotone

È un mondo difficile, il 2015 c’è lo sta ricordando fin da subito e Tonino Carotone lo ribadisce nella sua più famosa canzone. Il cantante da balera ispano-italico, con la voce di Tom Waits e il fascino di Capossela (non me ne vogliano) ha dimostrato nel suo concerto al teatro Miela che non serve molto di più di una serie di evergreen è una discreta dose di fascino per far ballare e cantare una platea infuocata. Il suo fascino diabolico si e mischiato benissimo con la sua riduzione del repertorio a due soli, magnifici, strumenti: il contrabbasso e la chitarra, ai quali la sua voce si accompagnava come al rum i sigari cubani (sì, un cliché così tamarro vi assicuro che è appropriato). Le canzoni che ha scelto di eseguire spaziano dal repertorio del bel canto italiano come Tu Vuo far l’americano e Storia d’amore, a quello folcloristico spagnolo e cubano (vedi Amar y  Vivir e El Provinciano) e l’atmosfera si fa improvvisamente a metà tra il grottesco e il tragicomico.

Tonino Carotone infatti è uno degli ultimi superstiti di quei musicisti da balera (come aveva iniziato anche Guccini, ad esempio) che ha nel proprio dna la capacità di trasferire immediatamente la mente e le sensazioni degli spettatori in un altro mondo fatto di passi di rumba (non ha mai smesso di ballare sul palco) urla di incoraggiamento al pubblico e numeri da circo con i due musicisti che lo accompagnavano. Un insegnamento prezioso per quei cantanti che si ascoltano seduti sulla poltrona senza nemmeno battere il piede destro nonostante sul palco siano presenti il cantante, otto coriste, quindici musicisti, venti ballerini quattro cavalli, due elefanti è un arsenale di fuochi d’artificio, e sappiamo tutti di chi sto parlando. Consoliamoci da questa sempre più asettica fruizione dell’arte e della musica ricordandoci quali sono le cose importanti e sapendo che in fondo questa “è nostra piccola vita, è nostro grande cuore”.

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By | 2015-01-19T10:30:41+00:00 19/01/2015|Categories: Magazine|Tags: , , |0 Comments

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Studia musica al Conservatorio Tartini e all'Università di Pavia e si rende conto che più si studia la musica meno ci si sente preparati a parlarne. Francamente non lo trova affatto giusto.