Pearl Jam, emozioni rock a Trieste

Ore 20.50. Dovrebbero mancare ancora dieci minuti all’inizio del concerto dei Pearl Jam, la storica band proveniente da Seattle che va di scena al Nereo Rocco di Trieste, ma non c’è il tempo nemmeno di abituarsi allo spettacolo dei 30 mila accorsi da tutta la regione, dalla Slovenia e dall’Austria, che Eddie Vedder e compagni danno il via alle danze.

L’inizio è forse quello che non ti aspetti con quattro ballad una dietro l’altra: Small Town, Low Light, Black e Sirens. Vedder indossa una classica camicia a quadri blu che però toglie praticamente subito, rimanendo in t-shirt e pantaloncini, esattamente come se avesse ancora vent’anni. Gli occhi e la voglia di emozionare sono sempre gli stessi, anche se con qualche capello in meno e un fisico non più così scultoreo come un tempo.

I 30mila fan sotto il palco dei Pearl Jam allo stadio Nereo Rocco di Trieste

Il Nereo Rocco lo segue cantando ogni singolo verso dei primi brani. Alcuni tra i fan più eccitati sono già con le lacrime agli occhi, forse non consapevoli che gli ormai cinquantenni americani con tanto di figli a carico suoneranno per tre ore di fila. Sì, tre ore, esattamente come avevano fatto a San Siro due giorni fa e come probabilmente continueranno a fare finché il fisico glielo permetterà.

Il concerto è un continuo alternarsi di emozioni, perché se nei primi venti minuti a farla da padrona è la melodia nostalgica e romantica, è con Go, Animal e Curdroy che i Pearl Jam scuotono gli spettatori, incitandoli a pogare come tradizione vuole. Inoltre c’è tempo anche per un po’ di ironia: “A Milano ho bevuto troppo” esclama Vedder in un italiano un po’ incerto, “oggi solo un po’, ma voglio fare un brindisi assieme a voi”. Il pubblico gradisce e incita il proprio idolo a non indugiare con la bottiglia che lo accompagnerà per tutto il concerto.

Tuttavia, sul palco aleggia anche un po’ di tristezza e Vedder non lo nasconde, anzi lo condivide con i propri fan: il suo migliore amico Johnny è spirato una settimana fa e lui era lì quando ha dato il suo ultimo respiro. Lo invoca due volte, porgendo il proprio sguardo al cielo e continuando ad abbracciare la chitarra. I fan sono con lui.

Il concerto va avanti e la band riesce a suonare addirittura 33 canzoni, con due brevi pause da 5 minuti. Vedder forse non si arrampica più sulle impalcature durante gli assoli dei propri compagni, forse i capelli si stanno facendo piano piano più grigi, ma come dicono a Moby Dick, trasmissione di Radio 2, con quella voce potrebbe continuare a cantare qualsiasi cosa. Keep on rocking in the free world, baby.

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By | 2017-02-12T16:21:15+00:00 23/06/2014|Categories: Cultura e spettacoli, Magazine, Musica|Tags: , , , , , |0 Comments

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.