Per riflettere con Dipartita Finale

Il cartellone di prosa del Teatro Rossetti vede in scena dal 3 al 7 febbraio Dipartita Finale, scritto e diretto da Franco Branciaroli, accompagnato nella recitazione da Gianrico Tedeschi,Ugo Pagliai e Maurizio Donadoni.

“È una parodia, un western, un gioco da ubriachi sulla condizione umana dei nostri tempi“, così Branciaroli definisce il suo stesso sceneggiato. Dipartita Finale, descritta come “un testo ascrivibile alla stessa atmosfera dell’assurdo “ è la storia di tre clochard, Pol, Pot e il Supino . Pol possiede un giaciglio sfatto, su cui sonnecchia tutto il giorno. Pot, che non dorme mai, incredibilmente gli obbedisce, subisce le sue vessazioni e non riesce a distaccarsi da lui. Il Supino, che si immagina immortale, non ha dialogo con altri che con Pot, forse l’unico a capirlo davvero. Il destino e il bisogno li hanno riuniti su quell’umida riva, dove attendono una qualche fine e rimuginano sulla loro esistenza, e dove di tanto in tanto va a fare loro visita la Morte.

branciaroli1

“Nel copione di Branciaroli sento un amaro, irridente humour nero, l’inutilità e il ridicolo dell’essere umano di fronte al mistero del ripetersi di nascite e morti.” Con queste parole Gianrico Tedeschi descrive le sensazioni che riassumono l’essenza dello spettacolo. È fondamentale cominciare dal punto di vista dei suoi quasi 95 anni (li compirà il 20 aprile) che sicuramente lo rendono più saggio e adatto ad affrontare un tema tanto delicato quanto fondamentale. Oltretutto è ironico come Tedeschi stesso rappresenti a meraviglia il personaggio che interpreta prendendosi gioco della vita e delle convenzioni sociali, sia sopra il palco che nella vita quotidiana. D’altronde quando ci si rende conto dell’età che ha non si può che fare un immenso plauso alla sua interpretazione degna di lode ed alla sua voce ferma e vigorosa, da far invidia a tanti giovincelli che non riescono a farsi sentire oltre la quinta fila di platea.

Lo stile contemporaneo con cui è stato affrontato questo grande tema non è facilmente digeribile a stomaco vuoto da chi non si ciba di questo particolare genere rappresentativo. Se da un lato possono essere ritenute eccessive le innumerevoli imprecazioni volgari e fuori luogo, dall’altro è stata molto apprezzata la scenografia: una baracca che non lasciava indovinare lo spazio temporale nel quale era situata e che quindi rendeva ancora meglio l’idea dell’eterno dilemma della morte.

Commenti Facebook
By | 2017-02-12T16:39:43+00:00 08/02/2016|Categories: Cultura e spettacoli, Magazine|Tags: , , , |Commenti disabilitati su Per riflettere con Dipartita Finale

About the Author: