Popolazione in espansione, quale sarà l’impatto del cibo d’ora in avanti?

Nasce dal lavoro congiunto della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, l’Università di Milano, l’Alma Mater Studiorum Università di Bologna e l’Università di Perugia l’iniziativa chiamata FoodCast, un progetto scientifico multidisciplinare che studia le possibili soluzioni nella pianificazione e gestione delle risorse alimentari, sia a livello locale che globale.

Fra i risultati di FoodCast c’è FRIDa, il database di immagini di cibo per fare ricerca sui comportamenti e le decisioni alimentari. prodotto dal gruppo di ricerca di Raffaella Rumiati della SISSA

Ma vediamo subito cosa significa e in particolare di cosa si occupa FoodCast, che probabilmente non a caso significa “scarto di cibo”. Il progetto, iniziato nel 2011, si pone difatti l’obiettivo di studiare l’impatto ambientale del cibo in un momento in cui ci si chiede se si potrà garantire cibo a sufficienza ad una popolazione mondiale in continua espansione. Per far ciò è necessario pianificare le politiche agroalimentari del futuro. Ciò richiede  competenze multidisciplinari e la capacità di fondere i risultati della ricerca in un quadro complessivo: questo è FoodCast, che per il raggiungimento del suo scopo ha visto la collaborazione di scienziati provenienti da settori d’avanguardia anche molto distanti fra loro, dalla fisica alle neuroscienze.

Per valutare l’impatto ambientale di un alimento, FoodCast ha sviluppato l’indice di sostenibilità o Trade Impact Index, l’indice che permetterà di conoscere con esattezza qual è il costo del cibo in termini ambientali, o di individuare per esempio una politica agricola meno “onerosa” per l’ambiente.

Scopriamo come funziona il Trade Impact Index. Il TII computa la stagionalità locale di un alimento calcolando la lunghezza della filiera, ovvero la distanza che il prodotto percorre dal produttore al consumatore. Ne è risultato ad esempio che  gli alimenti grezzi risultano più o meno convenienti a seconda della stagione. Per i prodotti che subiscono un processo di trasformazione, invece, i ricercatori non hanno osservato variazioni significative nel corso dell’anno.

L’indice di sostenibilità basa i suoi parametri anche sul fattore geografico. È stato ad esempio rilevato che le nazioni europee appaiono più propense al consumo locale, scoraggiando il consumo di prodotti che arrivano da lontano. Di conseguenza il loro indice di sostenibilità sarà pressoché elevato. Altri paesi come l’Australia, al contrario, presentano indici di sostenibilità piuttosto scarsi.

Nella prima fase dell’iniziativa FoodCast è arrivato anche sugli smartphone con una app che permette di conoscere i temi del progetto e le caratteristiche dei cibi attraverso un quiz interattivo.
Primo posto nella classifica Macitynet.it 2012 per l’applicazione, che verrà senza dubbio utilizzata anche in questa nuova fase.

In copertina: un esempio di spreco di cibo.

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By | 2013-11-08T11:26:27+00:00 08/11/2013|Categories: Scienza&Ricerca, Università|Tags: , , , , , |0 Comments

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