Prima prova di maturità. Ci abbiamo provato anche noi

Maturità. Cinque anni fa era il turno dei ragazzi nati nel 1989. Cinque anni fa era il mio turno. Diciotto giugno 2008, come non ricordare quella splendida giornata? Compivo esattamente 19 anni e li avrei festeggiati nella migliore maniera possibile: la mattina davanti a schede e fogli protocollo, infilato tra due banchi messi in fila nel sotterraneo della scuola, con 35 gradi e i professori vestiti in camicia ma già con le ascelle tutte pezzate; il pomeriggio, invece, a preparare la seconda prova, la mia bestia nera: matematica. Quel 18 giugno è stata veramente una giornata indimenticabile.

File di banchi, uno dietro l’altro, tutti con il capo chino sul foglio e i professori che osservano impassibili la vostra sofferenza. Non c’è speranza: è la prima prova per la maturità.

Il tema. Non ero uno studente modello, anzi. Studiavo solo quello che mi piaceva e quello che mi piaceva era ovviamente poco. Matematica, fisica, latino: tutte materie non pervenute. In Italiano andavo meglio, ma solo se il tema mi ispirava e se era libero; dei temi letterari non provavo grande simpatia. Troppo restrittivi. Davanti alle tracce della prima prova non esitai: l’unico per cui avessi qualche possibilità di successo era proprio quello generale, quello sulle lettere, le e-mail, gli sms. Un tema che se ancora ci penso mi vengono i brividi per le banalità che riuscii a scrivere.

Il nuovo tentativo. A distanza di cinque anni, provo a rimettermi in gioco. Tra le tracce date dal Ministero dell’Istruzione non c’è storia, anche quest’anno avrei scelto la traccia generale: “Le reti della vita – La vita non è solo lotta di competizione ma anche trionfo di cooperazione e creatività”. Questo è il mio breve, ma intenso tentativo. Avviso: è un tema serio, ma con un bel finale.

Viviamo in un’epoca difficile, dove la società sembra essere peggiore di quanto fosse in passato. Non c’è futuro, non c’è possibilità di trovare un lavoro e le prossime generazioni avranno meno risorse di quelle passate. Tutto sembra preludere ad anni nefasti la cui via d’uscita non sembra essere a portata di mano. Ci dicono che per trovare un impiego bisogna lottare ed essere migliori di tutti, altrimenti si è destinati a fallire. I falliti da una parte, i non falliti dall’altra, proprio come scriveva Fernanda Pivano descrivendo l’America prima della Grande Guerra. Non è prevista la via di mezzo. «Non sei un campione? Sei fuori!» ti dice un famoso programma televisivo. E allora tutti a competere contro l’altro.

“Non sei un campione? Sei fuori!”

Mi ha colpito molto una frase di mia nonna, dettami circa un mese fa: «Non capisco come mai ci sia tutto questo antagonismo. Ai miei tempi ci si aiutava a vicenda. Se ti mancava qualcosa chiedevi aiuto al vicino e lui te la dava volentieri. Era sicuro che gli avresti ricambiato il favore. Adesso invece ci si saluta a mala pena, ognuno è concentrato sui propri obiettivi e non ci si volta indietro a dare una mano».

Gli occhi di mia nonna sono quelli di chi ha visto la fame, la povertà, la guerra. Certamente non si può paragonare quanto lei ha vissuto con la nostra epoca, ma sono sicuro che si possa trarre lo stesso un insegnamento dalle sue parole. Viviamo un periodo di crisi economica, dove le possibilità non sono le stesse di qualche anno fa. Ma molti sostengono che la crisi possa essere anche una grande opportunità, cioè un periodo capace di scoprire quali siano effettivamente le nostre potenzialità e come poterle esprimere. Allora perché non credere a queste parole, piuttosto che ai disfattisti secondo i quali tutto è nero e niente mai cambierà?

Se uno leggesse i libri di John Steinbeck, come “Furore”, “Uomini e Topi”, e “Pian della Tortilla”, capirebbe come gli uomini in momenti di difficoltà riescano a trovare il meglio di sé, aiutandosi l’un con l’altro nonostante abbiano poche risorse a disposizione. Proviamo a pensare a tutte quelle start up che nascono e che si sviluppano solo grazie alla volontà di giovani imprenditori. Questi ragazzi hanno un’idea, ma da soli non riescono a metterla in pratica. Allora chiedono consiglio ad un amico o ad una persona che abbia capacità e conoscenze che loro non hanno: voglio fare un documentario, ho in mente i luoghi da visitare, le interviste da fare, però non sono bravo a filmare. Chiamo quindi una persona che sappia utilizzare una telecamera. Da cosa poi nasce cosa. 

London Calling, l’album di miglior successo dei Clash

Quando i Clash composero il loro miglior album – “London Calling” – mangiavano, bevevano e dormivano insieme. Qualsiasi idea che veniva fuori era presa per buona e sviluppata, ogni tipo di rumore che veniva prodotto veniva registrato. Volevano sperimentare suoni nuovi e creare qualcosa di unico. Alla fine, London Calling è stato premiato come miglior album degli anni ’80 dalla rivista musicale Rolling Stone.

Se anche noi giovani cominciassimo a stare più assieme, a discutere, a scrivere su un taccuino le nostre idee e ad avere il coraggio di proporle, allora potremmo trovare la soluzione a questo momento di grande difficoltà, dove (secondo i disfattisti) tutto è nero e niente potrà mai cambiare. Come dicono alcuni miei amici, creare sinergie è la parola chiave. Bisogna solo provarci.”

 

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.