"Rain Man" a teatro come al cinema

Da sinistra Luca Bastianello, Luca Lazzareschi e Valeria Monetti nel ruolo appartenuto alla Golino.

La storia dell’uomo della pioggia riesce a commuovere anche a teatro. Ha debuttato martedì 19 febbraio al Teatro Rossetti, la prima messa in scena italiana dell’adattamento teatrale di “Rain Man” creato da Dan Gordon, tratto dalla sceneggiatura dell’omonimo film del 1988. Per l’Italia lo spettacolo è stato portato sui palchi da Saverio Marconi con la Compagnia della Rancia, valendosi di un cast d’eccezione.

Semplice e chiara, la storia di Charlie Babbit che dopo la morte del padre scopre di avere un fratello  affetto da autismo, è nient’altro che una crescita emotiva.
La scena si apre sul mondo quotidiano di Charlie, interpretato da un impetuoso Luca Bastianello, la cui somiglianza con Tom Cruise aiuta a coinvolgere lo spettatore, accrescendo il senso di familiarità con il film, che porta avanti i suoi affari con un occhio cinico alla vita. Quando apprende della morte del padre, Charlie viene anche a sapere del fratello maggiore Raymond, affetto da autismo, chiuso in un centro di assistenza, e a cui è stata destinata la maggior parte del patrimonio del genitore.
Offuscato dalla rabbia, Charlie decide di portare via Raymond dal centro, per riuscire ad ottenere da lui la parte di patrimonio che gli spetta. Inizialmente la routine asfissiante del fratello maggiore lo stressa, ma a poco a poco i due riescono ad instaurare un rapporto, e Charlie si nutre di una nuova sensibilità, e riesce a capire che nella vita c’è molto di più del proprio tornaconto.
Non sono mancati chiari riferimenti alla pellicola cinematografica con l’utilizzo della stessa colonna sonora.

Luca Lazzareschi è fantastico nell’interpretazione di Raymond, e regge il difficile confronto con Dustin Hoffman, portandone in scena le movenze e gli scatti emotivi.
Un particolare interessante dello spettacolo è stata la dinamica scenografia, che voleva rappresentare, tramite pannelli bianchi divisi in settori quadri, la prigionia in cui è costretta la mente di una persona affetta da autismo.
Il finale dolce amaro non ha dimenticato di lasciare spazio ad una sensibilizzazione sul tema di questa malattia mentale, tramite la proiezione di alcuni dati riguardanti l’autismo.

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By | 2013-02-20T11:59:54+00:00 20/02/2013|Categories: Cultura e spettacoli, Teatro|Tags: , , , |0 Comments

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Marta Zannoner
Prima o poi la troverò una frase accattivante da scrivere. Forse.