Referendum in Croazia: matrimonio solo tra uomini e donne

Il primo dicembre la maggioranza dei croati ha votato a favore di un referendum per vietare i matrimoni gay. Una grande vittoria per i conservatori sostenuti dalla Chiesa cattolica.

Il quesito referendario era il seguente: “Sei d’accordo che il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna?”. Il 65 % dei votanti ha risposto “sì”, e 35% è stato il numero totale dei votanti. Dunque non possiamo considerarlo un plebiscito della popolazione croata favorevole alla famiglia intesa nel senso tradizionale del termine. Non sappiamo cosa pensi chi non è andato a votare, ma la parte conservatrice della Croazia è stata brava a mobilitare i suoi. Con questo risultato la costituzione della Croazia verrà modificata per vietare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, o meglio, per confermare che la famiglia, in quanto tale, deve essere intesa come l’unione tra un uomo e una donna.

Il referendum è stato indetto dal gruppo conservatore “Nel nome della famiglia” dopo che il governo di centro-sinistra della Croazia aveva elaborato una legge per permettere alle coppie gay di registrarsi come “conviventi”. Un segno di civiltà da parte dell’esecutivo croato in un’epoca in cui le streghe non vengono più bruciate e tutti siamo certi che la Terra ruota intorno al Sole. Invece i leader della chiesa cattolica, ignari della modernizzazione e della secolarizzazione che sta attraversando la società civile da qualche decennio, hanno invitato i loro seguaci a votare “sì” al referendum. Il risultato appariva dunque scontato in uno stato in cui le istituzioni religiose hanno sempre giocato un ruolo importante e dove quasi il 90% dei croati è cattolico. “Il matrimonio è l’unico sindacato che consente la procreazione, questa è la differenza fondamentale tra un matrimonio e altri sindacati” ha detto il cardinale croato Josip Bozanic nel suo messaggio ai seguaci. Legando così il matrimonio, cioè quello che dovrebbe essere la massima espressione dell’amore di coppia, al mero aspetto istintivo e procreativo. Ama il prossimo tuo come te stesso, è l’insegnamento di Gesù. L’importante è che non sia gay, aggiungono i suoi seguaci moderni.

Senza scomodare la religione e la Chiesa, il referendum porta con se una lesione giuridica nei confronti di una minoranza di genere. Ha riassunto perfettamente il concetto uno studente universitario croato intervistato dai giornalisti: “Voterò contro perché ritengo che il referendum non sia una festa della democrazia, ma un festival di oppressione contro una minoranza, che lotta per i propri diritti, quei diritti che ancora non può avere”. Anche il Presidente della Croazia Ivo Josipovic ha detto che avrebbe votato contro la modifica della Costituzione. “Non abbiamo bisogno di questo tipo di referendum, la definizione di matrimonio tra un uomo e una donna non compito alla Costituzione. Una nazione si giudica dal suo atteggiamento verso le minoranze”, ha detto Josipovic. Dello stesso pensiero il primo ministro Zoran Milanovicche ha affermato che “questo è un referendum che dà la possibilità alla maggioranza di spogliare una minoranza dei suoi diritti”. L’ Unione Europea non ha ufficialmente espresso commenti sul referendum.

Una vignetta satirica sul referendum in Croazia

In Croazia si sta assistendo ad un ritorno ai valori tradizionali come la famiglia, la religione e la nazione. È sufficiente ricordare la polemica sull’introduzione dell’educazione sessuale nei programmi scolastici o, più recente, la proposta fatta dall’Accademia della cultura e della lingua croata per multare chi non utilizza correttamente la lingua madre.

In un’epoca di crisi economica, di sradicamento sociale e di insicurezza generale è normale rifugiarsi in valori che rassicurano. Purtroppo è meno normale ignorare i motivi e le cause che portano a questa insicurezza. Partiti politici e mass media si limitano alla semplice stigmatizzazione di questi fenomeni neoconservativi che rappresentano il sintomo di una progressiva estremizzazione del clima politico in molti Stati dell’Europa. Nel maggio del 2014 ci saranno le elezioni europee e impostare una campagna elettorale solo sulla categoria schmittiana amico/nemico, senza presentare risposte credibili alle domande che si celano dietro certi episodi, non farà che accrescere le forze politiche più radicali e populiste.

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By | 2013-12-04T11:58:13+00:00 04/12/2013|Categories: Mondo, Politica|Tags: , , , , |0 Comments

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