Ricercatori: la beffa dell’Abilitazione Scientifica

Nel 2009, quando Mariastella Gelmini era Ministro dell’Istruzione, sotto il quarto governo Berlusconi, fu approvato un provvedimento del decreto Gelmini che prevedeva una nuova modalità di reclutamento del personale docente: un concorso che selezionasse i docenti dividendoli tra due elenchi, uno per la I fascia, ovvero gli ordinari, e uno per la II fascia, gli associati, da cui gli atenei avrebbero potuto selezionare i professori, evitando così possibili raccomandazioni. Questo criterio è basato sul raggiungimento del requisito dell’abilitazione scientifica.

I professori abilitati all’insegnamento sono circa 30mila ma gli insegnamenti impartiti negli atenei italiani sono quasi 77mila

Purtroppo però questo provvedimento, come tutte le riforme tentate anche prima del decreto Gelmini, non è servito affatto a mettere a posto il nostro sistema universitario. Lo dimostrano alcune testimonianze apparse su Repubblica.

Secondo queste testimonianze sono tantissimi i ricercatori che non hanno ottenuto questa Abilitazione Scientifica Nazionale e che tuttavia continuano ad insegnare nei loro atenei come se il decreto non fosse stato mai approvato. Non è tutto, la mancanza di docenti costringe i suddetti ricercatori ad insegnare fino a tre materie per lo stesso corso, lasciando poco spazio alla ricerca, ciò per cui sarebbero stati assunti dall’Università. E senza ombra di dubbio questo oltretutto è un lavoro volontario.

“Per preparare le lezioni e garantire un servizio all’altezza della situazione sono costretto a trascurare la ricerca scientifica per cui l’università mi ha assunto”, dice Giuseppe, nome di fantasia, uno dei tanti ricercatori sfruttati dai propri atenei. Oltretutto questo allontanamento forzato dalla ricerca li porta poi a non raggiungere l’abilitazione scientifica per mancanza di requisiti. E infatti: “Con le mie pubblicazioni non sono riuscito a rientrare nelle mediane fissate dal ministero”, ammette Giuseppe.

Da tutta questa situazione cosa si comprende? Che noi studenti universitari saremmo nelle mani di docenti non idonei all’insegnamento, almeno secondo i pareri delle commissioni dell’Asn.

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