Rivelato come la cocaina danneggia il cervello

La scoperta questa volta arriva dall’Italia, in particolare da alcuni ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore-Policlinico Gemelli di Roma che, insieme a dei colleghi dell’Università degli Studi dell’Insubria di Varese, hanno scoperto in che modo la cocaina esercita i suoi danni sul cervello.

La ricerca, finanziata dall’Istituto Italiano di Tecnologia e coordinata dai professori Marcello D’Ascenzo e Claudio Grassi, è stata appena pubblicata sulla rivista BrainAlla base dei danni cerebrali causati dalla cocaina ci sarebbe un’alterazione della funzione delle sinapsi, ossia i “ponti di comunicazione” tra i neuroni. Tale alterazione è dovuta alla diminuzione della concentrazione di una piccola molecola, la D-serina, indispensabile per assicurare appunto una corretta comunicazione tra i neuroni.

«Sebbene siano necessarie ulteriori indagini, i risultati di questo studio potrebbero rappresentare un punto di partenza verso il possibile impiego della D-serina come farmaco nel trattamento della dipendenza da cocaina», spiegano gli autori dello studio. L’abuso di cocaina si associa a una serie di alterazioni comportamentali tra cui la ricerca compulsiva della droga e l’elevata suscettibilità alla ricaduta anche dopo lunghi periodi di astinenza.

Lo studio ha riscontrato come la cocaina influisca nei collegamenti tra le sinapsi.

«Abbiamo dimostrato che l’abuso cronico di cocaina induce, in animali da esperimento, una diminuzione della concentrazione di D-serina nel nucleus accumbens, un nucleo cerebrale coinvolto nei fenomeni di dipendenza da sostanze psicostimolanti», spiega D’Ascenzo, «Tale deficit molecolare» prosegue il ricercatore «determina, in questa area cerebrale, una ridotta capacità dei neuroni di modificare l’efficienza della trasmissione sinaptica che è alla base delle alterazioni comportamentali indotte dalla cocaina».

La ricerca, condotta dall’équipe dei professori D’Ascenzo e Grassi, fa luce sui meccanismi attraverso i quali la cocaina altera le funzioni cerebrali e indica una possibile via terapeutica per il trattamento della dipendenza da tale sostanza.

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By | 2013-03-26T12:10:53+00:00 26/03/2013|Categories: Scienza&Ricerca, Università|Tags: , , |0 Comments

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Chiara Zanchetta
In testa un uragano di idee, in tasca due lauree in Comunicazione. Nella vita? Chi lo sa