Rivoluzione Deep Mind: Google lancia la sua nuova acquisizione sul mercato

Google ha ufficializzato nei giorni scorsi  l’acquisizione di Deep Mind.  Potrebbe sembrare solo una delle tante operazioni di marketing nella sfida fra colossi del web, che fanno a gara a chi annette al proprio impero, una alla volta, tutte le aziende che propongono qualcosa di alternativo nel mondo della rete. Ma ciò di cui si occupa tale azienda londinese è davvero qualcosa di innovativo; è specializzata infatti nella costruzione di sistemi di deep learning. Il deep learning consiste nella creazione di modelli di calcolo, agenti su reti artificiali, che tentano di emulare le reti neurali del cervello umano, al fine di renderle utilizzabili per ottenere un certo grado di apprendimento automatico e di riconoscere patterns.  Buttato così, nero su bianco, è difficile da capire, anche perché non tutti abbiamo un master in ingegneria informatica, ma lo scopo cui tende, in soldoni, il deep learning, è umanizzare le reti artificiali, renderle in grado di pensare da sole, affinarne la tecnica e la costituzione per imitare il calcolatore più raffinato ad oggi disponibile: il cervello umano.

Può impressionare immaginarsi reti informatiche che “pensano da sole”. Il sogno dell’uomo di plasmare

Deep Mind è un’azienda londinese specializzata nella costruzione di sistemi di deep learning.

qualcosa che abbia vita propria, e si avvicini sempre di più alle caratteristiche dell’essere superiore,  è sempre più vicino. I primi studi a riguardo, nonostante tutta la letteratura fantascientifica di Isaac Asimov e co. sono iniziati per davvero sin dai primi anni ’80. Progetti messi nel cassetto a futura memoria, e riesumati negli ultimi anni, grazie allo sviluppo della tecnologia informatica, alla incredibile disponibilità di dati sul web ed alle sempre maggiori e ormai quasi illimitate capacità di computazione ( o di calcolo, per noi outsiders dell’informatica) raggiunte dai sistemi moderni.
I primi risultati non sono tardati ad arrivare e, magari anche senza saperlo ne facciamo largo uso anche ogni giorno. Basti pensare al riconoscimento vocale sui nostri smartphones: l’amica Siri su iPhone o Google Search su Android, solo per citare i più conosciuti.

E così, facendo “1+1” è facile capire ciò che google vuole. Grazie alle enormi disponibilità di luoghi, dati, persone in suo possesso, potrebbe creare un mega cervellone informatico, che pensi da solo e gestisca le informazioni a nostro piacimento, in base alla nostra necessità.

Il futuro è sempre più vicino, chissà se lo sarà anche la pigrizia. Avere tutto a portata di un click?  Staremo a vedere.

 

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By | 2014-02-14T11:22:08+00:00 14/02/2014|Categories: Tecnologie|Tags: , , |0 Comments

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Giacomo Marzolini
Giurista in itinere all’Università Di Trieste. Sono quello che in puntata fa partire l’ultima di Calvin Harris e poi parla della crisi in Siria. Scrivo di attualità politica, digitale, tendenze del web. Cerco di essere una bella persona.