Sanremo 2015, le nuove proposte sono #banalpop

Sanremo, secondo me, è comparabile alla famiglia reale inglese: ridicolmente inutile ma fa tendenza, è cibo per gossip e offre numerosi spunti di osservazioni per sociologi, antropologi e psicologi. Ora non so però se la mia età che avanza mi porta a dire che negli ultimi tempi (diciamo negli ultimi dieci anni) il mio problema con le edizioni di Sanremo è molto semplice: non mi ricordo più le canzoni.

Se tutto sommato credo di poter cantare ancora quasi tutte le canzoni di Sanremo ’95, e molte di quelle dei primi anni 2000, a un certo punto hanno cominciato ad essere tutte uguali. Non so se è davvero colpa dei Talent Show, certo è che praticamente ogni anno si possono trovare le stesse maschere che cantano con le stesse musiche gli stessi argomenti di qualche anno prima. Insomma una volta il Festival di Sanremo era il Festival della Canzone Italiana, ora è il festival della canzone visto-che-ti-era-quasi-piaciuta-l’anno-scorso-te-la-ripropongo. I giovani, che dovrebbero essere una boccata d’aria fresca, ci cascano o vengono costretti dalle etichette a cascarci e ci costringono a morire di noia e di disperazione con delle canzoni che purtroppo si possono definire validi esempi di banal-pop. Ma d’altra parte tra i tecnici della commissione giovani c’è Giovanni Allevi, l’Imperatore del banal-pop.

Sia ben chiaro, molti dei brani avranno un gran numero di fan e di seguaci, finchè le trasmissioni ne parleranno, ma non oltre (tutti invece cantiamo ancora Luce di Elisa o Con te Partirò di Bocelli, per dire). Un’altra cosa che personalmente trovo irritante è l’etichetta “nuove proposte” affibbiata a questi poveracci, che in molti casi (forse in tutti) sono ragazzi al secondo o terzo tentativo di “sfondare” con un programma televisivo musicale, sintomo a mio avviso di uno spostamento dell’equilibro musica-artista-show decisamente a sfavore della musica.

Sanremo 2015, presentazione degli otto giovani finalisti

Ma andiamo con ordine e vediamo chi abbiamo tra i partecipanti a questa edizione:

1. Amara con Credo; (vedi Malika Ayane) è l’artista “etnica” e alternativa, che però canta di quanto è bello essere mediocri come gli altri (o una cosa del genere), viene da Amici.

2. Serena Brancale con Galleggiare; (vedi Emma e Anna Tatangelo) è la bella. Il videoclip è di lei in una vasca da bagno, perchè? Non si sa, però dice di essere tanto contenta di non essere passata a X Factor.

3. Giovanni Caccamo con Ritornerò da Te; (vedi Marco Mengoni con la voce di Renga) il cantante che suona il pianoforte in una sala vuota andava bene negli anni ’70 ora dovrebbero vietarlo nei videoclip; si vanta di aver stalkerato due suoi idoli: Battiato e Fiorello, lascio a voi trovare i punti in comune tra loro.

4. Chanty con Ritornerai; è nata in Tazmania canta Jazz e si esibisce all’Umbria Jazz (il migliore Festival del settore in Italia), che ci fa a Sanremo? Semplice, ha partecipato anche al Talent pre-Festival Area Sanremo; nessuna paura quindi, anche a lei fanno cantare una canzone insignificante.

5. Kaligola con Oltre il Giardino; (vedi Rocco Hunt) nato nel 1997, dopo il successo del rap l’anno scorso ovviamente dobbiamo trovarcene un altro (regole televisive); il tema (un po’ alla Cristicchi) è un barbone che protegge i bambini dai pedofili. Prepariamoci a commenti socio-emotivi.

6. i KuTso con Elisa; rock demenziale, hanno fatto un video insieme ai Pills e andrebbero stimati solo per questo, ma tranquilli che proprio per questo andranno fuori subito.

7. Enrico Nigiotti con Qualcosa da Decidere; (vedi Gianluca Grignani) il cantante che soffre, ma nonostante tutto è figo. Partecipa ad Amici ma si autoelimina per salvare la sua ragazza (ma ora ci tiene molto a precisare che non stanno più insieme, chissà perchè) giusto mix di la-lallà, chitarra e sorriso, quindi punto su di lui come vincitore della sezione giovani.

8. Rakele con Io non so cos’è l’Amore; (vedi Giorgia o L’Aura) la ragazza acqua e sapone che canta vestita da maschiaccio (ma alla fine, come insegnano tutte le commedie da adolescenti, si scoprirà che è una gnocca). Passa anche lei dall’Electro-pop al banal-pop ed è un peccato perchè ha una bella voce e delle buone conoscenze di musica elettronica.

Per chiudere ci tengo a fare un chiarimento: queste non sono critiche nei confronti dei musicisti (ai quali, finchè non li vedo in un’intervista o dal vivo, concedo la buona fede), ma nei confronti di un Festival che, terrorizzato di perdere l’interesse del pubblico e di diventare una cosa obsoleta, si è riciclato da anni in una copia di Talent Show elegante, perdendo completamente la propria identità e la responsabilità di farsi invece promotore di un certo tipo di musica italiana che si fa ancora in Italia di altissimo livello (invidiataci nel mondo) che bisognerebbe riscoprire e apprezzare.

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By | 2015-02-10T12:17:07+00:00 10/02/2015|Categories: Magazine|Tags: , , , |0 Comments

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Studia musica al Conservatorio Tartini e all'Università di Pavia e si rende conto che più si studia la musica meno ci si sente preparati a parlarne. Francamente non lo trova affatto giusto.