Scuola digitale: avveniristiche illusioni o efficaci innovazioni?

Il mondo in questi ultimi anni si sta digitalizzando, e pare che anche al MIUR (Ministero dell’Istruzione,Università e della Ricerca) se ne siano accorti. Già da un anno ormai in Italia i fondi messi a disposizione per la banda larga, per la Lavagna Elettronica, o per l’acquisto dei tablet sono sempre maggiori, e in crescita è anche il numero di sperimentazioni che partono dai docenti sulle nuove metodologie didattiche. In tutta Italia le scuole competono per ottenere questi fondi; una tale ventata di tecnologia è sicuramente foriera di grande curiosità, ma anche di dubbi sulla sostenibilità. Il nostro Paese di santi, poeti e navigatori è davvero pronto al grande salto? Siamo pronti, fondi pubblici permettendo, alla grande digitalizzazione?

Il problema più grave, evidenziato da molti, è infatti la mancanza di un’omogenea distribuzione della banda larga, ahimè presente a sprazzi sullo stivale. Al 2010, una famiglia italiana su 2 non aveva  uncollegamento ADSL e solo una su 3 possedeva una connessione in banda larga. Così arrivati in classe gli studenti correrebbero il rischio di accendere il loro Tablet  e di vedere che i loro contenuti non caricarsi: così dovrebbero sfilare dallo zainetto la loro vecchia Divina Commedia già sottolineata, ereditata dal fratello maggiore, e riprendere la consueta lezione de visu con l’insegnante.

Ma cosa c’è di innovativo nello studiare da un tablet?

La professoressa Dianora Bardi, docente nell’istituto in cui si sta svolgendo la prova.

A Bergamo studenti ed insegnanti si sono incontrati il 29 novembre scorso per condurre un vero e proprio processo alla scuola digitale all’interno di Tablet school 2, un convegno organizzato dal Centro Studi ImparaDigitale e l’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo per condividere le esperienze e discutere della didattica con e senza le tecnologie, davanti a una platea di oltre 1.200 persone, sopratutto ragazzi. Così,  la Professoressa Bardi del “Liceo Lussana “ di Bergamo illustra lo scopo cui tende questo progetto: «Il punto è ripensare completamente la didattica, trasformando il metodo di trasmissione verticale delle conoscenze, dal docente che spiega all’alunno che ascolta passivamente, in uno trasversale. Portare la tecnologia in una classe senza trasformare il metodo di insegnamento crea danni. Dobbiamo piuttosto lavorare sulle competenze, sulle abilità e sulle risorse del singolo, per renderlo più capace di affrontare in modo adeguato le relazioni nei diversi contesti di vita e di risolvere in modo più efficace i problemi».

Per quanto riguarda l’efficacia dell’uso dei tablet in classe, attualmente è in corso una valutazione da parte dell’Università Bocconi di Milano, che sta confrontando per la prima volta tale metodo di insegnamento (un campione di oltre 300 studenti) con quello tradizionale. Concludendo, ciò che oggi possiamo fare è solamente stare a vedere. Come twitterebbe Manzoni se vivesse oggi,” Ai posteri l’ardua sentenza”

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By | 2017-05-21T12:41:39+00:00 06/12/2013|Categories: Giovani e società, Università|Tags: , , |0 Comments

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Giacomo Marzolini
Giurista in itinere all’Università Di Trieste. Sono quello che in puntata fa partire l’ultima di Calvin Harris e poi parla della crisi in Siria. Scrivo di attualità politica, digitale, tendenze del web. Cerco di essere una bella persona.