Sei diventato un iDiot per colpa degli smartphone? Ci pensa iDon’t

La scena ce l’abbiamo in mente tutti: si è al ristorante, al parco oppure al bar a prendere un aperitivo e tutti i membri del gruppo stanno in silenzio ed hanno uno strano chiarore che gli illumina la faccia. È quello del loro smartphone; alcuni stanno massaggiando con la morosa/o, altri sono su Facebook ed i più arditi su Snapchat. Tutti assorbiti dal loro mondo di immagini e menù a tendina, dimentichi della birra e delle persone che hanno di fronte. Ed è qui che interviene in nostro (anti)moderno eroe, Tommaso Martelli, il quale, dopo aver visto due persone che si sono scontrate mentre camminavano perché troppo assorbite dal prorpio cellulare, ha deciso di dire basta e ha creato iDon’t. Anche se sembra una contraddizione in termini questa app si propone di combattere la nostra dipendenza da smatphone guidandoci in un mini percorso di rieducazione alla nostra relazione con il telefono.

Il logo di ìDont.

Come fa? Scaricandola (per ora è disponibile solo su Android ma presto sbarcherà anche su IOS) si viene posti di fronte ad un breve test di dieci domande attraverso il quale il programma stabilisce (a patto che si risponda sinceramente) qual’é il nostro grado di assuefazione. A questo punto pone un limite giornaliero all’uso delle nostre app preferite. Se superiamo il numero di ore ritenuto ragionevole, iDon’t blocca tutte le funzionalità che tanto fanno amare gli smartphone, lasciando in vita solo le funzioni base, come gli sms, che fanno tanto anni ’90, le chiamate e le mail. Il nostro modernissimo aggeggio da svariate centinaia di euro si tramuterà così in un Nokia 3330 fino allo scoccare della mezzanotte, dopo la quale potremo usufruire delle ore del giorno che avanza.  È evidente che aggirare il problema può essere semplice: si cancella l’applicazione e via. A questo problema non si può ovviare se non proteggendo iDon’t con delle password che non sono disponibili su tutti i sistemi operativi, oppure si può sperare di essere onesti ma sappiamo tutti che l’occasione rende l’uomo ladro. A ben vedere però, se non ci si vuole più sentire come quando la mamma ci spegneva la tv proprio mentre la puntata dei pokémon o chi per loro stava finendo (o così dicevamo noi), sarebbe bene imparare ad usare gli oggetti della nostra vita come quello che sono, ovvero oggetti. Troppo spesso li si scambia per un surrogato della nostra esistenza alla quale finiscono pian piano per sostituirsi. Tornare a godersi i momenti della nostra quotidianità senza pensare in continuazione all’angolazione del selfie piuttosto che alle parole giuste per l’aggiornamento di stato è un imperativo che tutti dovrebbero porsi per riconquistare il controllo sulla propria vita, altroché iDon’t!

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By | 2017-02-12T16:21:22+00:00 11/06/2014|Categories: Magazine, Tecnologie|Tags: , , , , |0 Comments

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Matteo Macuglia
Ho ventun’anni e mi sto laureando in Scienze Politiche e dell’Amministrazione. Ho una grande passione per la fotografia e per l’attualità politica e sogno di diventare un giornalista.