Sempre più connessi, sempre meno indipendenti

Nel 37% dei casi in una cena di 2 ore si pensa 6-18 volte ai social network

Sempre connessi, sempre in contatto, sempre più rete-dipendenti. Dei molti studi collegati all’attività web quello di Andrew Przybylski, apparso sul Journal Computers In Human Behavior, mette in luce come un continuo e smodato utilizzo dell’interfaccia web faccia perdere sempre più interesse per la vita fatta di cose e persone, a favore di quell’esistenza feticcia e spesso edulcorata che è la nostra vita su internet. È una delle nuove ossessioni causate dal web e si chiama FOMO, Fear Of Missing Out. Tradotto in parole povere, la paura di perdersi aggiornamenti di status, notizie, novità ed eventi importanti. Le patologie collegate a questo disturbo possono avere ricadute anche a livello fisico, come spossatezza, depressione ed ossessione. Secondo un sondaggio effettuato dal sito MyLife.com, più del 50% delle persone che hanno un’attività intensa sul web, sono terrorizzate dall’idea di perdersi qualcosa di importante quando non sono connesse alla rete.

La FOMO si rileva anche dal tempo notturno sottratto alle ore di sonno

Una specie di strana forma di paranoia che rasenta una sorta di pessimismo e che, partendo dalle prime ore del risveglio, ci accompagna fino a sonno inoltrato. Sempre in questo sondaggio, il 27% degli intervistati rivela di cominciare a controllare gli aggiornamenti pochi istanti dopo essersi svegliato, come in un tentativo di recuperare ciò che nella notte è stato perso. Se poi si considera che il 42% delle persone presenti nei vari social network confessa di avere più di un profilo, possiamo solo immaginare quanto impegno e tempo l’attività richieda.  In tal modo, dichiara il prof. Przybylski, accettare l’idea di un possibile pull the plug , letteralmente staccare la spina ai nostri profili virtuali, risulta inaccettabile. Del 52% delle persone intervistate, si legge, che ha dichiarato di aver coscienza del proprio disturbo, solo il 24% infine è riuscito a cancellare i profili in eccesso riuscendo poi ad avere un utilizzo più corretto del dispositivo web. Nel restante 28% dei soggetti presi in analisi, a distanza di mesi, si può tracciare un profilo comune, dal quale emergono tendenze depressive ed ansiogene collegate ad un rapporto squilibrato tra mondo reale e virtuale; troppo il timore di perdersi qualcosa su internet, troppo rapida la comunicazione per chi cerca di oggettivarsi e divenire accumulatore di news, status ed aggiornamenti. Insomma, autoescludersi dal mondo veicolato e plasmato dai pixel, pare impossibile. Per qualcuno insomma, il mondo dei fatti, degli avvenimenti e della vita, ha perso il suo fascino, assieme al suo statuto di importanza.

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