Signatures, la personale espressionista di Nicolò Mazzuia

Ha deciso di vivere solo d’arte, oggi, nel 2000. Nicolò Mazzuia ha una ragion ben precisa che lo spinge a lanciarsi così deciso nel vuoto: ha un vero e proprio dono divino, che ha coltivato da solo, senza alcun maestro. E per iniziare la sua carriera artistica tout court, dopo alcune personali in giro per il mondo, facendo contemporaneamente il barista, approda con i suoi quadri a Trieste al Polverd’arte (piazza della Valle 3/a) con la sua mostra Signatures, in cui saranno esposti una ventina di tele a olio fino al 12 aprile (lun-sab 16/19).

Signatures in mostra fino al 12 aprile.

Triestino e giovane, Mazzuia dipinge da dieci anni e ha già illustrato un libro per Comunicarte “La Fiaba dello Gnomo Mirtillo”. Infatti le sue prime creazioni sono state chine figurative, realizzate con molta precisione, ispirate alla street-art e ai tatuaggi tradizionali. Il fil rouge che collega le sue opere è abbastanza tetro, forse espressione dei suoi pensieri più reconditi. Lo si nota nella sua rivisitazione del mito di Apollo e Dafne, dove la sfortunata ninfa s’ingegna e utilizza il proprio braccio, trasformato in ramo, come fionda.

In mostra fino al 12 aprile però saranno esposti un nuovo ciclo di quadri, che fanno girare completamente pagina all’artista giuliano, conducendolo all’espressionismo astratto. Mazzuia per la prima volta ha anche sperimentato tele di dimensioni importanti, come se avesse utilizzato una lente d’ingrandimento sulle precedenti.

Il percorso che ha seguito da autodidatta è ben preciso: “esprimere una parte della propria anima” spiega e “fondere la libertà della poesia futurista, dove la forma e il suono della lettera si emancipa dalla parola e dal significato, con l’ultimo grande stile pittorico che ha indagato i dolori dell’animo umano e l’invasione di segni grafici che subisce la nostra realtà”. Passando poi all’avanguardia americana degli anni ’50-’60 che, secondo l’autore, oggi ritorna con i giovani come lui, che hanno “l’impellente bisogno di lasciare un segno che diventa misura imprescindibile per una comprensione della realtà”. Il suo stile inoltre riceve influssi dai veterani della pittura, che sperimentano nuovi font, i quali un giorno potranno essere d’ispirazione. Quindi, “dopo aver sofferto per anni una scissione tra vandalismo e arte, tra intima necessità espressiva e affermazione pubblica”, in Mazzuia “si apre l’idea per un percorso di ricerca, che partendo dall’analisi del vissuto, del contesto, dei luoghi di formazione porta ad una pittura in cui il segno sia forte, ma si decomponga nel fondo; diventi evanescente, ma sia arricchita dal tratteggio segno di nevrosi e urgenza espressiva”.

Un occasione da non perdere a Trieste, dove i giovani talentuosi sono pochi e hanno un desiderio insistente di esprimersi. Lui l’ha realizzato e v’invita a provarlo.

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By | 2014-03-31T11:39:23+00:00 31/03/2014|Categories: Magazine|Tags: , , , , , |0 Comments

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