Sochi 2014, ecco come il mondo si oppone alle leggi anti-gay di Putin

Le manifestazioni contro la legge anti-gay di Putin.

Le Olimpiadi, come massima celebrazione dello sport, riportano alla luce, in ogni edizione estiva ed invernale, problemi sociali, politici, e quelle che si stanno celebrando a Sochi, sono la massima espressione della lotta contro l’omofobia.
Tutto ha inizio il 30 giugno 2013 quando il presidente Vladimir Putin, firma una legge che prevede il divieto di propaganda, rivolta verso i minori, di “relazioni sessuali non tradizionali”, aprendo così un nuovo capitolo buio nella storia degli omosessuali in Russia. A nulla servono le leggi del 1993 che permettono relazioni sessuali private tra adulti consenzienti e che dal 1999 l’omosessualità non sia considerata più una malattia mentale, per fermare l’indignazione e le violenze russe contro gay, lesbiche e transgender, violenze aumentate negli ultimi mesi, in vista dei Giochi, dove vere e proprie squadre di folli hanno minacciato e picchiato quelli che loro considerano “diversi”.
Non si sarebbero dovute assegnare le Olimpiadi alla Russia? Ormai il gioco è fatto, non si poteva certamente tornare indietro, ma il resto del mondo non ci sta, indignazione da parte di Stati Uniti, Italia, Germania, Canada

Tante le forme di protesta, a partire dal presidente americano Obama che durante il Tonight Show ha dichiarato: “Sono stato molto chiaro quando ho detto che quando si discrimina sulla base della razza, della religione, del genere o dell’orientamento sessuale, si stanno violando i principi di base che penso trascendano ciascun Paese (…) non ho alcuna pazienza per i Paesi che provano a trattare gay e lesbiche o transgender in modi che li intimidiscano o siano loro dannosi”. Parole forti che si sono rispecchiate anche durante le cerimonia d’apertura dove nessun esponente di spicco del mondo politico americano ha partecipato.
La Germania invece, ha deciso di protestare durante la cerimonia d’apertura sfilando con la divisa color arcobaleno ma spopolano anche i video sul web come quello del Canada dal titolo “Le Olimpiadi sono sempre state un po’ gay”, non da meno il video della Norvegia dove in un aereoporto, un gruppo di atleti, sincronizzati in una danza spettacolare, seguono una bellissima donna che ne finale bacerà la sua ragazza appena atterrata lasciando tutti a bocca aperta.

Numerose le manifestazioni che si sono svolte negli ultimi mesi in tutto il mondo, da Madrid all’Australia ma non da meno è stata la posizione assunta da Google che il giorno di apertura dei Giochi ha pubblicato un doodle arcobaleno con lo scopo di protestare contro la posizione anti-omosessuale assunta dal governo russo e la strumentalizzazione della propaganda russa. Un’iniziativa rivolta agli atleti e spettatori che sono stati chiamati dal vice primo ministro russo Dmitry Kozak a non partecipare alla propaganda gay durante le Olimpiadi come scritto nella Carta Olimpica che invece canta le seguenti parole: “La pratica dello sport è un diritto umano. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare sport, senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione con spirito di amicizia, solidarietà e fair play”.

Non si può tornare indietro, non si può decidere di cancellare le Olimpiadi di Sochi, ma si può decidere di non smettere di protestare, di far valere i diritti di tutti, non ci devono più essere discriminazioni, razza, religione sesso. Le Olimpiadi sono un momento di sacrificio, gioia, pianto e nessuno deve permettersi di strumentalizzare tutto questo per trasformalo in odio contro “il diverso”.

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By | 2014-02-13T10:24:57+00:00 13/02/2014|Categories: Mondo, Politica|Tags: , , , |0 Comments

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Perla Del Sole
Ventisette anni, laureata in Scienze della Comunicazione, frequento un Master in Lingua, Letteratura e Arte a Lugano. Giornalista pubblicista vivo per i tuffi, il basket e tutte le emozioni che il mondo dello sport è in grado di regalarci.