Spritz for Five, il lato frizzante della musica

La prima volta che abbiamo sentito cantare gli Spritz for Five negli studi di Radioincorso.it circa un anno fa ci siamo subito detti: questi sono dei fenomeni. E non ci sbagliavamo. Gruppi che cantano completamente a cappella non se ne sentono molti in Italia e forse anche per questo loro erano per noi già dei talenti. Così la band triestina, dopo qualche concerto e molti riscontri positivi, ha deciso di partecipare a X-Factor, lo show di Sky Uno che di talenti ne ha lanciati parecchi. Rocco, Marco, Piero, Giulio e Nicola sono così partiti alla volta di Milano, affidati al giudice Morgan, che tra alti bassi, arrangiamenti e assegnazioni più o meno riuscite, ha fatto conoscere a una buona fetta di pubblico questa incredibile cinquina. Giovanissimi (Marco è appena diciassettenne), effervescenti già dal nome e pieni di entusiasmo, gli Spritz for Five sono il lato buono della musica emergente, quello che sa sperimentare e vuole sempre mettersi in gioco. Suonano senza basi e senza strumenti, solo con l’uso della voce, che a discrezione si trasforma in percussioni, corde o fiati, lasciando tutti a bocca aperta. Forse la scelta di togliergli questa autenticità non ha ripagato molto e così alla quarta puntata, sull’esibizione di un brano semi sconosciuto, gli Spritz hanno dovuto lasciare il gioco, senza però perdere grinta ed entusiasmo. Qualità che hanno sbandierato subito al loro primo concerto triestino dopo l’esperienza televisiva, al Punto Enel nella Galleria Tergesteo. Ho fatto quattro chiacchiere con loro pochi giorni dopo l’uscita dal loft, per fare assieme un bilancio di questa incredibile esperienza.

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Cosa o chi vi ha spinti ad andare a X Factor?
Avevamo voglia di metterci alla prova e abbiamo partecipato alle audizioni. È stato una specie di esperimento, non avevamo davvero nessuna aspettativa, anche se già alla prima audizione abbiamo avuto i  primi riscontri positivi. Nessuno però ci garantiva che saremmo andati avanti, né quanto.

Come definireste il rapporto con il vostro giudice, Morgan?
Morgan è un giudice brillante e sa quel che fa. Avremmo voluto avere un po’ più dialogo con lui, capire magari prima la strada che ci voleva far fare, ci sarebbe piaciuto che ne parlasse con noi. Purtroppo non abbiamo potuto confrontarci molto con lui, ma è stato per noi comunque molto formativo.

Il brano con il quale siete stati eliminati, Il gioco del cavallo a dondolo, non è stato capito dal pubblico. Colpa secondo voi della scelta in sè o della scarsa conoscenza musicale nel nostro paese?
Il gioco del cavallo a dondolo è un pezzo forte e serve tempo per metabolizzarlo. Il suo significato è molto interessante, difficile però da comprendere. Abbiamo abbracciato l’idea di Morgan di eseguire quella canzone, purtroppo però oltre alla difficoltà di interpretazione, anche la scelta della tecnica ci ha messi in difficoltà, appiattendo completamente il pezzo. Morgan ci voleva sicuramente far crescere musicalmente, per farci imparare qualcosa, che peraltro abbiamo imparato, anche se è effettivamente questa scelta andava un po’ contro ai gusti del pubblico. Pensandoci è un pezzo del  1977, e ancora in molti non ne hanno colto per intero il significato, non potevamo certo pensare che il pubblico potesse interiorizzarla in una sera.

Quale brano vi avrebbe valorizzato allora su quel palco?
Sperimentare è interessante, se avessimo potuto però avremmo fatto volentieri di più nostro. Sia dal punto di vista tecnico che dalla scelta dei brani. La V sinfonia di Beethoven era ad esempio una cosa che avevamo dentro e che sentivamo nostra e quindi ci è riuscita al meglio.

Quest’estate avete accolto Giulio e Nicola nella vostra formazione e subito vi siete buttati in un’esperienza così forte. Come sono andati i rapporti?
Effettivamente è stata l’occasione ideale per poter rafforzare il gruppo. Ci abbiamo messo un po’ per trovare l’equilibrio giusto, ma ora sappiamo come affrontare le varie situazioni in cui ci ritroviamo tutti e cinque.

La cosa più utile che avete imparato da questa esperienza?
Abbiamo imparato senz’altro a non aspettarci nulla, ma soprattutto che bisogna sempre sperimentare, per capire quali sono i nostri punti di forza e quelli deboli.  Abbiamo capito anche che ci sono molte persone più esperte di noi alle quali affidarci e a non pensare di riuscire a fare tutto da soli, ma anche a mettersi nelle mani degli altri e fidarsi. Poi c’è da dire che è stato effettivamente un mese particolare, simile quasi alla leva militare, in cui siamo stati isolati e abbiamo vissuto per quaranta giorni con gli altri ragazzi, dovendo cucinare, fare le lavatrici ecc.

Come avete ripreso le vostre vite accademiche e lavorative dopo X-Factor?
Marco ha ripreso la scuola e il conservatorio, così come Nicola, che studia percussioni. Piero ha ricominciato l’università, mentre Rocco deve aspettare l’anno prossimo per riprendere gli studi. Ognuno è ritornato alla propria vita, ma la musica continua ad unirci e a essere fortemente presente.

Trieste come vi ha accolto al vostro ritorno?
A braccia aperte. Il concerto al Punto Enel è stato molto bello, c’era una quantità incredibile di gente, che davvero non ci aspettavamo. Ora abbiamo solo voglia di restituire altrettanto alla nostra città. Speriamo di farcela.

Come vi vedete fra un anno?
Chi lo sa. Probabilmente ancora in cinque. Non sappiamo chi sono gli Spritz dopodomani, quindi men che meno fra un anno. Stiamo comunque lavorando nella speranza di fare concerti e pensiamo anche a un album. Vediamo dove ci porteranno gli eventi. L’unica cosa che sappiamo è che questo è per noi un progetto in cui crediamo fortemente e non ce lo lasceremo scappare.

 

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By | 2014-11-27T10:27:41+00:00 27/11/2014|Categories: Magazine|Tags: , , |0 Comments

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Enrico Matzeu
Direttore artistico di Taglia Corti. Scrive di moda, costume, design e tv per molte testate on-line e commenta la televisione ogni sabato su Rai Tre a TvTalk.