#StayTuned – La “Perla Nera” ritrovata

Fino ad ora la performance al Fillmore East, eseguita tra il 17 e il 20 Giugno del 1970, era stata imbottigliata in un doppio disco. Era un’estrema idea di ciò che è accaduto in quelle quattro sere: un semplice medley di 20 minuti per notte. Il nuovo cofanetto, invece, riesuma un pezzo di storia della musica nella sua interezza, con più di 100 minuti di inediti.

La copertina della raccolta dei quattro album

Siamo negli ’70 e Miles Davis vive il suo periodo di eccessi e di rottura artistica con il passato. Ha infranto le regole canoniche del jazz e ha fatto breccia in un nuovo modo di elaborare e comporre. Ha dato alla musica ciò che la musica di quel tempo aveva bisogno: la sperimentazione, e in una sola parola, dall’incrocio di più esperienze musicali, nasce la fusion. In quegli anni Davis è stato rivalutato anche dalla generazione più giovane di quel tempo che si è vista attratta dalla sua personalità dinamica e incline al cambiamento.

La band è composta dai pilastri che hanno segnato l’era del jazz classico: Steve Grossman al sassofono, Dave Holland al basso elettrico, Jack DeJohnette alla batteria, Airto Moreira alle percussioni, Chick Corea al piano elettrico, Keith Jarret all’organo. Insieme guidano le dinamiche musicali ad alto volume, intrise di pedali wah-wah e distorsioni. Questa formazione è storicamente rilevante principalmente per due motivi: in primo luogo perché vengono suonate contemporaneamente due tastiere dirette da rilevanti pianisti, in secondo luogo perché la formazione rimase la stessa per soli tre mesi. I brani eseguiti nelle esibizioni sono generalmente sempre gli stessi: “Directions,” “The Mask,” “It’s About That Time,” “Bitches Brew,” and “The Theme.” Ma puntualmente in ogni esibizione avviene ciò che non ti aspetti: un bis, una performance inaspettata o un’improvvisazione mozzafiato, linfa vitale per gli amanti del genere.

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By | 2017-02-12T16:22:35+00:00 31/03/2014|Categories: Cultura e spettacoli, Magazine, Musica|Tags: , , |0 Comments

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