StileInCorso a ITS#eight

A Trieste per l’ottavo anno è andato in scena l’International Talent Support, il più importante evento a livello europeo, che lancia stilisti, fotografi e designer emergenti. La sublimazione di questo imperdibile concorso è come ogni anno la sfilata del fashion design, che si è tenuta nello splendido scenario del Salone degli Incanti, proprio a pochi passi dal mare.
L’atmosfera che si respira all’interno è quella di un circo di fine Ottocento, ricreato per intero, con tanto di spalti e pista, in cui la sabbia luccica d’argento. Nell’aria rapisce un profumo intenso di pop-corn, che si mescola a quello effimero dello zucchero filato.
Tra carrozzoni, palloncini e sagome di clown, all’ingresso sono esposte le opere del concorso di accessori. Spiccano fra gli altri i lunghi guanti e copri spalle tempestati di gocce in cristallo dell’israeliana Tatiana Pogrebnyak, e gli eccentrici cappelli del cinese Nicolas Liu, che assieme agli orecchini in piume di pavone rimandano la mente a luoghi incantati. Le più fotografate sono senza dubbio le scarpe in plexiglass nero dalle forme definite e dal taglio strutturato della britannica Chau Har Lee, vere opere di architettura, non a caso premiate come migliore collezione di accessori dell’anno.
Sulle pareti del salone spiccano le immagini del concorso di fotografia. Ognuna vuole raccontare qualcosa di diverso, ognuna reale, viva e intensa. Come i volti di persone che hanno lasciato il proprio Paese per recarsi altrove, ritratti dalla messicana Monica Lozano. L’immagine più evocativa è senza dubbio fornita dalle due mani africane che si aggrappano ad una recinzione metallica. Minimale, ma significativa.
Ad aggiudicarsi il premio GQ è la finlandese Saana Wang, che è entrata negli appartamenti di Pechino per carpire scenari assolutamente insoliti e poco famigliari, ritraendo volti orientali truccati di bianco e rosso, che spiccano nel grigiore delle stanze.
È il momento di salire sugli spalti, si sta per alzare il sipario del circo della creatività, che riunisce stilisti emergenti provenienti da scuole di design di tutto il mondo. Fa da apripista l’italiana Karisia Paponi, che propone una donna di porcellana, con abiti-struttura dalle rifiniture dorate, che ricordano le tazze di “Alice nel paese delle meraviglie”. Mai inizio più azzeccato.
L’uomo della francese Elise Gettliffe invece sembra uno sportivo dei paesi freddi, con abiti tuta in felpa grigia, che sembrano essere un must anche nelle proposte successive, bordati di pelo e pellicce, che le fanno conquistare l’id Styling Award.
Con l’altra italiana in gara, Elena Comin, arrivano i primi abiti da sera, in chiffon plissettato, rigorosamente neri e con originali bombature sulle maniche, riproposte anche come copricapo.
A seguire entrano in pista uomini in bermuda o pantaloni alla zuava, con giacche a quadri, gilet fasciati, calzini rigorosamente a vista rossi o bianchi e come tocco d’artista i berretti alla peruviana. Sono i modelli di Alice Knackfuss, vincitrice del premio Diesel, il più alto economicamente parlando.
La tendenza della serata è quella di abiti a uovo oversize, che perdono la siluette, di giacche destrutturate, di tute e pantacollant che tornano prepotentemente in voga, meglio se spalmati in oro o argento come per Michael Van Der Ham. Gli anni ottanta entrano in scena su tronchetti in vernice rosa baby di Lian Evans o con gilet in jeans e body drappeggiati color ottanio sempre di Van Der Ham.
Originale l’uomo proprosto sa Mason Jung, premiato come migliore collezione dell’anno, che manda in passerella gli aitanti modelli con i volti coperti da maschere da scherma come dei moderni samurai; le linee di giacche e camicie sono pulite, e le maniche aperte verticalmente.
Una piacevole nota di colore la donano i caffetani destrutturati e glitterati popolati da pesci multicolor e fantasie eccentriche, create dall’indiana Ankur Gupta.
Per la maggiore i giovani designer sembrano amare le mezze tinte e i colori non colori, tra tutti colpiscono gli abitini in paillettes color crema del vincitore della passata edizione, il tedesco David Steinhorts, che chiude la sfilata con morbidi intrecci di seta bianco latte, abiti vestaglia dalle tinte neutre, candidi ma grintosi allo stesso tempo, che regalano un’eterea magia finale.
Enrico Matzeu

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By | 2009-07-14T15:29:20+00:00 14/07/2009|Categories: Modesign|0 Comments

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