#Sul Pezzo – Pare che l’UE voglia condannare il comunismo. Pare.

Il caso. La settimana scorsa, su alcuni blog italiani (Come Don Chisciotte e Libreidee) è comparsa la notizia che l’Unione Europea avrebbe nel cassetto una proposta di legge per condannare chi appoggia le idee del Comunismo. Questa notizia è poi girata su Facebook e ha creato diverso scalpore, senza però arrivare ai giornali più importanti. Vediamo di cosa si tratta.

Il presidente del Consiglio Europeo, Van Rompuy.

La proposta. Si è scritto infatti che il Consiglio Europeo, per volere del suo presidente Van Rompuy, abbia stilato un “Quadro Europeo di Statuto Nazionale per la Promozione della Tolleranza” (potete qui consultare il documento originale). L’obiettivo sarebbe quello di contrastare qualsiasi azione di discriminazione, come l’omofobia, l’antisemitismo e il razzismo. Il punto contestato da entrambi i blog sarebbe però un altro: “condannare penalmente l’approvazione di qualsiasi ideologia totalitaria“. Si scrive su Don Chisciotte che se fosse così, chiunque cominciasse a parlare bene di Trotsky potrebbe essere incarcerato. A questo punto serve fare un po’ di chiarezza.

Cosa significa totalitarismo. Ci sono molte teorie a riguardo, ma una delle più accreditate è quella di Hannah Arendt, scritta ne Le Origini del totalitarismo. La filosofa intreccia le dittature del Novecento alla trasformazione delle società europee in società di massa, dove le relazioni personali comunitarie si sarebbero ridotte e le esperienze individuali si sarebbero separate “fino alla reciproca ignoranza e indifferenza“. Questa sarebbe stata la condizione ideale per l’affermazione di regimi autoritari, capaci di unire masse divise sotto la figura di un capo carismatico, il mito della nazione e dalla cultura militarista. Nazismo e stalinismo sovietico sarebbero le forme più vicine a questo modello, in quanto avrebbero avuto un controllo totale della vita pubblica e privata dei cittadini, annientando completamente le libertà personali.

Il comunismo sarà quindi vietato? Le interpretazioni potrebbero essere numerose.

Alcune interpretazioni. Secondo alcuni, lo stalinismo sarebbe una degenerazione della rivoluzione comunista. Tuttavia, se andiamo a vedere quanto successe durante la prima fase del comunismo sovietico, notiamo che i bolscevichi repressero i menscevichi con il cosiddetto “terrore rosso“, sterminandoli e istituendo una polizia politica. A questo punto applicarono il “comunismo di guerra“, una sorta di estremizzazione della visione marxista, caratterizzata da: supremazia dello Stato, cancellazione del mercato, divieto della proprietà privata, requisizione dei prodotti agricoli e redistribuzione in base ai bisogni politici. Questa politica portò a gravi condizioni nelle campagne e il risultato non fu così diverso dalla repressione stalinista. Sempre di repressione si tratta, anche se in misura minore. Si decise quindi di sospenderla e di sostituirla con la N.E.P., Nuova Politica Economica, più libertaria che riaprì un minimo il mercato.

In conclusione. Se gli ideali del comunismo, come l’uguaglianza di tutti i cittadini, la comunanza dei mezzi di produzione e l’internazionalizzazione, possono essere visti come legittimi, allo stesso tempo si può avanzare l’affermazione che il tentativo della sua applicazione ha sempre portato a degenerazioni autoritarie, se non totalitarie, soprattutto nel vecchio continente. Nella proposta di legge dell’Unione Europea sulle tolleranze si condanna apertamente queste ultime e non ideali di uguaglianza o di internazionalizzazione. Tuttavia, molte potrebbero essere le interpretazioni a riguardo. Come direbbero i Clash: “And if you can find a Afghan rebel – That the Moscow bullets missed – Ask him what he thinks of voting Communist”.

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By | 2013-11-12T11:30:55+00:00 12/11/2013|Categories: Mondo, Politica|Tags: , , , , |0 Comments

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.