#SulPezzo – I cambiamenti climatici potrebbero avere degli impatti devastanti. Ma a chi interessa?

La notizia. Lunedì 31 marzo 2014 è stato approvato il V Rapporto sui cambiamenti climatici da parte dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), cioè il foro scientifico dell’ONU che dal 1988 studia l’andamento del clima e il surriscaldamento del nostro pianeta, con lo scopo di prevederne le possibili mutazioni.

Gli scenari climatici. I risultati a cui l’IPCC è giunto non sono incoraggianti, anzi. Il surriscaldamento del globo porterà un innalzamento della temperatura dell’Artide e dell’Antartide, riscaldando a sua volta l’acqua degli oceani e rendendola più acida. Ciò minaccerà l’esistenza di diverse specie marine (i pesci prima di tutto, e quindi la stessa pesca). Sulla terra gli animali invece si sposteranno verso zone più fredde.

La presentazione del V Rapporto sui cambiamenti climatici dell’IPCC, tenutasi a Yokohama, vicino a Tokyo (wired.it)

Gli scenari economici. Nei prossimi 20-30 anni per noi esseri umani ci saranno quindi diverse emergenze da affrontare: l’elevato rischio di alluvioni, la scarsità di acqua dovuta alla siccità di numerose regioni, e la perdita del 25% dei raccolti di mais, riso e frumento. A questo si aggiunge che nel 2050 l’umanità raggiungerà quota nove miliardi. “Nessuna regione sarà risparmiata” conferma il leader dell’istituto, Rajendra Pachauri. “A pagarne le spese saranno prima le regioni povere, ma nel medio periodo anche chi gode di determinati privilegi dovrà fare i conti”.

Il vice di Pachauri, Chries Field, ha invece dichiarato in un’intervista con la BBC che il report non vuole essere catastrofico, ma cerca semplicemente di descrivere gli scenari futuri. Starà poi ai governi e alle persone comuni agire di conseguenza. “

Ma come reagiscono, appunto, le persone comuni a notizie del genere? Siamo andati a controllare sui siti dei quotidiani di informazione generalista cosa ci fosse scritto, e soprattutto quante volte questi articoli fossero stati condivisi, su Facebook e su Twitter, dai rispettivi lettori (ovviamente chi condivide non è l’unico che legge, ma chi lo fa probabilmente reputa la notizia importante). Su La Stampa, l’articolo scritto da Simonetta Lombardo, alle 20.02 minuti di ieri aveva due condivisioni su Facebook e una su Twitter; quello di Repubblica di Valerio Gualerzi rispettivamente una e zero. Su Corriere.it (articolo di Paolo Virtuani) l’attenzione risultava più alta: 359 condivisioni su Facebook e 19 su Twitter, mentre su ilPost.it 76 persone avevano condiviso su Facebook e 46 su Twitter.

L’articolo del Corriere della sera, il più condiviso sui social network lunedì 31 marzo 2014.

La notizia sulla stampa italiana. Il rapporto era uscito ieri mattina, i quotidiani on-line italiani l’avevano pubblicata in tarda mattinata. Tuttavia se andiamo a osservare la posizione dei rispettivi articoli, notiamo come sia molto difficile scovarli su alcuni, meno su altri: il sito di Repubblica posiziona il proprio nella sezione Blog, molto più in basso rispetto alle notizie principali; il Corriere fa la stessa cosa, solamente che la sezione dedicata si chiama Ambiente. Su ilPost la notizia è invece inserita alla decima posizione, mentre su La Stampa si trova appena sotto le pagine di politica interna.

Il quesito finale. Qualcuno potrebbe pensare che è solo colpa dell’informazione italiana la quale non dà grande spazio a simili notizie, ma l’articolo che per ora ha ricevuto più successo è quello del Corriere, posizionato, come abbiamo detto, in una sezione molto defilata rispetto agli articoli di altri quotidiani. Chiediamoci quindi se invece non siamo proprio noi quelli a cui non interessa conoscere il futuro del nostro pianeta e quali mezzi adottare per poter contrastare in tempo le minacce che incombono. In fondo, il primo rapporto allarmante sul clima risale al 1972 (Club di Roma), ma da allora non sembrano esserci state notevoli inversioni di rotta. Colpa dell’informazione, di chi governa o del comune cittadino?

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.