#SulPezzo – Il giornalismo italiano fatica a cambiare

Un futuro incerto. Nel 2014, uno dei mestieri più belli del mondo (opinione di chi scrive, sia ben chiaro) è messo in costante discussione. Stiamo parlando del giornalismo che da alcuni anni si interroga sul proprio futuro, il quale, a detta di molti, non vedrà altro che soccombere l’attività sotto la mole di informazioni prodotta dal digitale, rendendo vano così ogni sforzo per mantenerlo remunerativo.

Un esempio virtuoso di giornalismo digitale: l’infografica della Stampa MediaLab

La lentezza digitale. In Italia da questo punto di vista siamo ancora indietro. Come scrive Mario Tedeschini, giornalista dell’Espresso, il web è ancora visto come uno strumento adatto alla velocità e alla sinteticità, ma è poco utilizzato per la divulgazione di inchieste giornalistiche. Ci sono diversi casi virtuosi da cui il giornalismo italiano potrebbe trarre ispirazione. Tedeschini fa l’esempio del Colorado Springs Gazzette, quotidiano locale americano capace di produrre un’inchiesta giornalistica di livello nazionale e di renderla interattiva proprio grazie all’utilizzo dei nuovi media. L’articolo (se ancora così lo possiamo chiamare) è stato il più letto della storia del giornale.

Ad ogni lavoro il proprio strumento. Il giornalismo italiano invece stenta tuttora nella produzione di inchieste 2.0, riducendosi il più delle volte a trasformare in testo elettronico ciò che verrebbe ugualmente scritto sulla carta. Il concetto di multimedialità, necessaria per un’inchiesta giornalistica fatta nel 2014, si ricollega inoltre a quelle nuove abitudini dei lettori online (ci siamo anche noi dentro, tranquilli), i quali hanno sempre meno capacità di concentrazione su testi lunghi e cercano di trarre le informazioni chiave nel più breve tempo possibile.

Il modo di divulgare le notizie deve quindi attenersi allo strumento utilizzato per la causa. Se sulla carta il testo è fondamentale, o in radio le informazioni vanno enunciate in modalità flash, sul web è necessario creare dei contenuti interattivi, tramite video, immagini, infografiche ecc.

Un esempio virtuoso (italiano questa volta) è quello de La Stampa MediaLab dal titolo: “Germania, i segreti della locomotiva d’Europa“. Grazie alla creazione di mappe, all’integrazione di dati e allo studio comparato di diversi paesi dell’UE, i ragazzi di MediaLab hanno vinto lo European Newspaper Award, prestigioso riconoscimento internazionale.

Le 12 espressioni più utilizzate dai giornali italiani, secondo Stefania Spina, ricercatrice dell’Università per Stranieri di Perugia

La povertà di linguaggio. Tuttavia, esclusi alcuni rari casi, il giornalismo italiano non dovrebbe migliorare solamente dal punto di vista digitale, ma prima di tutto sul modo di comunicare le notizie, anche le più basilari. Troppo spesso infatti vengono utilizzati slogan pre confezionati con l’unico scopo di enfatizzare il fatto accaduto, accendere gli animi dei lettori e creare indignazione, senza però produrre un dibattito costruttivo (e qualche volta senza dare alcuna vera informazione).

Stefania Spina, ricercatrice dell’Università Per Stranieri di Perugia, elenca 12 espressioni che utilizzano solo i giornali, per raccontare un fatto di cronaca (“È giallo“) , per alimentare la tensione sulla scena politica (“Settimana cruciale“), per creare interesse (“Video-choc“). In questa maniera sembra si stia parlando sempre di fatti mai accaduti e sconvolgenti, in grado di cambiare la storia del nostro paese. Ma come abbiamo modo di constatare, spesso si risolvono in un nulla di fatto.

Francesco Costa, giornalista de Il Post, integra infine il discorso, comparando un articolo di cronaca nera del Guardian, giornale inglese, a quelli che ogni giorno siamo abituati a leggere in Italia. L’articolo riguarda l’uccisione di tre bambini disabili, presumibilmente ammazzati dalla stessa madre. Il titolo del giornale è: “Woman arrested after three disabled young children found dead at home – Una donna è stata arrestata dopo che tre bambini disabili sono stati trovati morti a casa”. Nessun aggettivo, nessuna parola che enfatizzi la già drammatica vicenda, niente di niente. Solo la pura descrizione del fatto, così come è accaduto. Come mai in Italia non si fa altrettanto?

Commenti Facebook

About the Author:

Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.