#SulPezzo – La tragedia del Vajont e quelle nuove presunte verità

La tragedia. Il nove ottobre 1963, alle ore 22.39, un pezzo del monte Toc franò nel lago artificiale del Vajont, e l’acqua contenuta nel bacino fuoriuscì travolgendo Longarone e i paesi vicini. La diga del Vajont era la più alta del mondo, era costata soldi, lavoro e fatica, e serviva a sfruttare l’energia elettrica. Tuttavia era anche un’opera molto pericolosa. Quello del Vajont, infatti, è un disastro che in molti avevano previsto, ma che quasi nessuno ha avuto il coraggio di prevenire. E in molti sostengono che si tratti di una ferita ancora aperta.

Una delle prime pagine più famose sulla tragedia del Vajont. A distanza di 50 anni i servizi e i reportage dei giornali vengono riproposti anche su internet

Il ricordo dei media. A distanza di 50 anni dalla tragedia, molti giornali hanno preparato servizi, interviste e dossier che si possono già consultare su internet. Sul sito de La Stampa, ad esempio, si può vedere un reportage che riassume la storia di ciò che accadde quella sera, con immagini dell’epoca e interviste ai sopravvissuti. Il Messaggero Veneto invece ha prodotto un’intera pagina web per raccogliere testimonianze e ricordi e per effettuare un confronto fra il paesaggio precedente e successivo alla frana. L’obiettivo dichiarato è quello di ricordare insieme ai propri lettori il tragico avvenimento.

Un aspetto già visto. Tuttavia, come spesso accade ricordando i drammatici eventi del secolo scorso accaduti nel nostro paese, non sono mancati gli articoli e le interviste su possibili nuovi risvolti della vicenda. L’esempio più incalzante è quello dell’intervista, pubblicata da Il Gazzettino e dal Messaggero Veneto, alla figlia del notaio di Longarone, Isidoro Chiarelli, scomparso nel 2004. La figlia, di nome Francesca, ha infatti riportato le convinzioni del padre, secondo cui la frana sarebbe stata pilotata dai dirigenti della Sade, Società Adriatica di Elettricità.

La diga del Vajont, com’era prima della frana e com’è adesso.

Una questione mediatica. La procura dovrà adesso indagare sulla questione, anche perché le accuse sono piuttosto gravi, ma se dovessero basarsi su verità allora si aprirebbe un nuovo capitolo sulla vicenda del Vajont. Tuttavia ci si chiede spesso come mai, a ridosso di anniversari di avvenimenti così drammatici, nascano spesso nuove inchieste, escano fuori nuovi testimoni e si ricostruiscano nuove verità. Da una parte, possiamo pensare che la complessità dei casi in riferimento possa rendere molto difficile una spiegazione di quanto accaduto. Dall’altra, però, dovremmo chiederci quanto effettivamente il potere mediatico influenza il corso degli eventi e la loro ricostruzione. Non ci stupiremmo, infatti, se per un anno intero del Vajont non si parlasse più, per poi scoprire, a ridosso del nove di ottobre 2014, nuove e presunte verità.

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By | 2013-10-08T11:42:20+00:00 08/10/2013|Categories: Politica|Tags: , , , , , |0 Comments

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.