#Sulpezzo – Perché le alluvioni sono così violente?

Piove, governo ladro! È questa una delle esclamazioni più utilizzate quando non sappiamo con chi prendercela per il continuo mal tempo. Da settimane, infatti, sul nostro Paese si stanno abbattendo continue precipitazioni che stanno portando molti danni alla vegetazione, alle coltivazioni e alle città costruite nei pressi dei corsi d’acqua. Sui giornali se ne parla ogni giorno, ma sono in pochi quelli che cercano di spiegare i veri motivi per cui queste alluvioni sono così violente: fiumi che straripano, mura medioevali che crollano e fango dappertutto. Perché tutto questo scempio?

Costruire su terreni di esondazione è una delle cause maggiori dei danni provocati da alluvioni

L’amara verità. Ciò che molti sostengono, ma che spesso non trova spazio nel circuito mediatico mainstream, è che sia appunto colpa nostra. Un interessante articolo pubblicato su ilCambiamento.it descrive chiaramente tre delle innumerevoli cause che hanno a che fare con il dissesto idrogeologico. Si legge: “Il primo, e anche il più difficile da risolvere, è l’aver costruito su terreni di esondazione, cioè soggetti a contenere e placare la furia del fiume, permettendogli di uscire dal suo normale alveo di scorrimento e facendogli perdere così energie e velocità. Queste zone erano soggette ogni tot anni a eventi di piena con conseguenti allagamenti o erosione delle sponde. In queste aree molto appetibili perché pianeggianti sono state realizzati da lungo tempo una infinità di edifici e infrastrutture di ogni tipo e incredibilmente… si continua a costruire.

Il secondo problema è l’effetto serra: Gli eventi meteorologici con il cambiamento climatico sono diventati molto più distruttivi e improvvisi di un tempo. Anche la loro frequenza si è assai intensificata e ultimamente colpiscono anche il più protetto bacino del Mediterraneo, che aveva la prerogativa di mitigare il clima e di non creare perturbazioni imponenti e distruttive come lo sono le tempeste oceaniche.”

Infine c’è la questione fango. Nell’articolo in questione ci si pone una domanda: “Come mai nelle immagini delle alluvioni in tutta la nostra penisola non si vede altro che fango?” La spiegazione è semplice:
Perché a monte delle inondazioni vi è stata una enorme erosione di suolo, dovuta a determinati tipi e metodi di coltivazione, all’assenza di vegetazione a causa di incendi, a tagli del bosco sconsiderati e… a causa della cosiddetta pulitura dei fiumi: la pioggia, soprattutto quando è violenta, provoca erosione e questa è molto più intensa laddove il suolo non ha copertura vegetale o dove il suolo è più sciolto come nelle zone coltivate ed arate intensamente.

La mappa delle zone a rischio idrogeologico (Ministero dell’Ambiente 2008)

Quali soluzioni? A fronte di una situazione sempre più difficile, si sta muovendo l’ANBI – Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni – la quale presenterà  a Roma martedì 18 Febbraio il Piano per la Riduzione del Rischio Idrogeologico, frutto del quotidiano monitoraggio effettuato sul territorio nazionale dai Consorzi di bonifica. Il presidente Massimo Gargano ha dichiarato ad un’intervista a La Stampa di aver già tutto pronto per agire sul territorio, ma che le scelte da prendere dipenderanno solo dalle istituzioni.

A livello europeo esiste una piattaforma dedicata all’adattamento climatico chiamato Climate-Adapt dove si possono condividere politiche, informazioni ed esperienze. A questo progetto l’Italia partecipa con la Strategia Nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici, presentata il 9 e 10 dicembre 2013 dallo stesso Ministero per l’Ambiente e che, come scrive Rachele Rizzo, si pone l’obiettivo “di ridurre in maniera efficace il rischio e i danni derivanti dagli impatti negativi dei cambiamenti climatici, nonché di trarre vantaggio dai potenziali benefici delle azioni di adattamento, anticipando o reagendo al fenomeno“.

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.