#Sulpezzo: Perché l’informazione italiana va fuori tema

Il problema.Siamo tutti costantemente fuori tema“. Se dovessimo riassumere con una frase quello che sta accadendo nel mondo dell’informazione, soprattutto italiano, queste sarebbero le parole adatte. Francesco Costa, giornalista de IlPost.it, nell’articolo di questa mattina sostiene, infatti, che il dibattito italiano si fermi troppo spesso a parlare del nulla, alimentando solo polemiche e dietrologie che puntualmente, nel giro di una settimana, fanno dimenticare quanto realmente è accaduto. Della situazione delle carceri in Italia (sì c’è ancora quel problema), della guerra in Siria (sì c’è ancora quel problema), ma anche degli sbarchi a Lampedusa (tranquilli, è ancora un bel problema), se ne parla per tre giorni di fila e poi tutto tace.

Uno dei talk show più seguiti: Ballarò di Rai Tre. Il dibattito che ne scaturisce è spesso inutile e poco costruttivo.

Le possibili cause. In un articolo pubblicato lo scorso ottobre avevamo cercato di capire quali fossero i meccanismi giornalistici che portassero a una tale narrazione: un fatto di un certo impatto mediatico accade, i giornali ne parlano e i cittadini ne traggono, chi più chi meno, le dovute conseguenze. Tuttavia, i giornali per sopravvivere devono attirare l’attenzione del lettore ogni giorno e questo produce una rincorsa esagitata allo scoop più sensazionale. Che sia vero o falso non importa, tanto lo si può sempre smentire più tardi. Così facendo non si segue alcun filo logico della notizia, ma si cerca semplicemente un politico che alzi la voce più degli altri, uno scandalo sessuale che faccia crollare il palco, qualcosa che dia delle sensazioni forti.

Questa situazione si ripropone nella politica e nel dibattito che ne scaturisce. Alzi la mano chi è mai riuscito ad imparare qualcosa guardando un talk show. Il talk show è proprio l’emblema di ciò che abbiamo di fronte, dove gli ospiti in studio si scannano cercando di alimentare applausi e cori da stadio, senza mai concludere nulla di costruttivo. L’informazione italiana, purtroppo, passa anche da qui e a perdere valore è il dibattito politico che ne consegue.

Come scrive Luca De Biase in suo recente post, “Il problema nasce fondamentalmente dalla crisi di credibilità delle autorità culturali tradizionali, peraltro spesso molto ben meritata. Che d’altra parte non elimina il bisogno diffuso di attribuire fiducia all’opinione di qualcuno che si assuma il ruolo di pensare per gli altri. E dunque avviene che al posto delle autorità tradizionali sorgano al ruolo di generatori di opinioni persone che hanno percorsi di preparazione poco affini alle metodologie tradizionali di selezione dell’autorità culturale. Il loro punto di forza è essenzialmente nella capacità di farsi notare. Ne deriva una generale incertezza e una sfiducia diffusa, quasi un cinismo nei confronti di ogni sapere profondamente coltivato o semplicemente affermato, che rende ogni dibattito difficile da portare in fondo costruttivamente”.

La questione dell’istruzione è fondamentale per creare una società più attenta e preparata a comprendere le difficoltà del mondo reale.

Un’analisi interessante viene proposta da Federico Nascimben, analista di Europinione, che vede nella scarsa qualità dell’istruzione una delle maggiori cause dell’impoverimento del dibattito politico italiano. “Il 15% della popolazione è laureato; il 22% ha un diploma di scuola superiore; il 44% ha conseguito come titolo di studio più elevato la licenza di scuola media; il restante 19% ha al proprio interno un’ampia fetta che ha terminato solamente gli studi di scuola elementare.” La già grande difficoltà a comprendere il mondo reale diviene così sempre più problematica, portando alla ribalta chi riesce a far sentire la propria voce sopra quella degli altri, urlando e gridando al complotto.

Alcune proposte. Tuttavia bisogna pensare a delle soluzioni se si vuole rimediare a ciò che si è appena descritto. Internet è sicuramente una di queste, perché se da una parte può essere la causa della monumentale proliferazione di notizie, in parte false, dall’altra può essere utilizzato come strumento di approfondimento da parte di tutti. Inoltre, come scrissero due anni fa Roberto Roveda e Chiara Villa su Limes, bisognerebbe ripensare al modo di insegnare la Storia – soprattutto quella del Novecento – alle scuole superiori, rendendola così più interessante agli occhi degli studenti, perché conoscere il proprio passato permette di comprendere meglio il presente in cui si vive. Infine, fare un esperimento: fare un salto in biblioteca, chiedere l’archivio di un giornale e leggerlo in serie. Basterebbe l’analisi di un qualsiasi mese dell’anno per capire quanto le notizie vadano spesso fuori tema.

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By | 2014-02-11T12:37:53+00:00 11/02/2014|Categories: Politica|Tags: , , , , , , , , |0 Comments

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.