#SulPezzo – Come i social network modificano le nostre abitudini

Il quadro. L’utilizzo dei social network da qualche anno non è semplicemente uno svago, ma oggetto di studio di numerose ricerche. C’è chi li analizza per pubblicizzare al meglio la propria attività economica, chi invece è incuriosito dal loro potenziale partecipativo e chi invece si preoccupa delle loro possibili conseguenze a livello psicologico e cognitivo. Da quando utilizziamo i social network infatti, abbiamo cambiato diverse nostre abitudini. Eccone alcune.

Leggere su internet ci sta rendendo più veloci, più avidi di informazioni, ma anche meno concentrati su ciò che abbiamo davanti.

Leggiamo in maniera diversa. Lunedì 7 aprile 2014 il giornalista Michael S. Rosenwald del Washington Post ha scritto una riflessione riguardo il cambiamento nel modo di leggere che si starebbe verificando in lui in primis, ma anche nel resto della popolazione americana a causa della quotidiana lettura online. Rosenwald, citando diverse ricerche scientifiche, sostiene che il nostro cervello si stia piano piano abituando a leggere in maniera più veloce, ma con una minor capacità di concentrazione.

Saremmo quindi costantemente attirati da nuove immagini, nuove parole e nuovi link, e questa continua ricerca di informazioni brevi e concise ci farebbe perdere la capacità di dedicare del tempo a letture più complesse. Ciò non riguarderebbe solo la lettura di classici o di romanzi impegnativi (alcuni lo sono a priori, diciamoci la verità!), bensì anche lo studio di carte e di documenti, al lavoro così come a scuola.

Ci relazioniamo in maniera diversa. La riflessione di Rosenwald riporta poi alla luce un argomento di dibattito che negli ultimi anni ha visto diverse interpretazioni, come ad esempio quella della psicologa americana Sherry Turkle, secondo cui, utilizzando i social network ci sentiamo apparentemente più connessi e vicini a un elevato numero di persone, ma in realtà stando perennemente davanti a un computer non siamo più in grado di relazionarci attivamente con gli altri. Da qui il libro della Turkle: “Insieme ma soli“.

Stiamo diventando dei drogati. Un’altra interpretazione è quella fatta dal cartoonist australiano Gavin Aung Than, il quale tramite un corto di appena due minuti e mezzo spiega come la sua generazione nata negli anni ’70 stia abusando delle nuove tecnologie. L’arrivo di notifiche su Facebook o su Twitter provocherebbe piacere nell’uomo il quale, una volta condiviso un qualsiasi post su internet, attende che i suoi amici gli rispondano, lo apprezzino e gli facciano dei complimenti. Il risultato finale, però, non è dei più incoraggianti.

Quali soluzioni? Viste le evidenti conseguenze negative che i social network comporterebbero, alcuni potrebbero invocare una loro totale chiusura. Tuttavia, basterebbe moderarne l’utilizzo, affiancandolo con attività diverse dalla semplice lettura online: sport, lettura su carta stampata, musica, ecc. Ogni tanto è giusto prendersi del tempo per sé stessi e capire quando è necessario staccare la spina. In fondo, il progresso del digitale non si può fermare, ma sicuramente si può comprendere come utilizzarlo.

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By | 2017-02-12T16:22:22+00:00 08/04/2014|Categories: Magazine, Mondo, Politica, Tecnologie|Tags: , , , , , |0 Comments

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.