The Academy: un viaggio tra musica e danza

The Academy, band indipendente del Friuli Venezia Giulia, si forma nel 2012 debuttando con il primo singolo Mo’ Complicated, accompagnato dalla B-Side A quick’ one (While he’s still home). La formazione originaria comprende Gianluca Calligaris alla voce, chitarra e synth, Marco Seghene al basso, voce e produzione, Alessio Gambarotta alla batteria e Vito Gelao alla chitarra e ai synth. Nel 2014 si aggiungono: Pierpaolo de Flego al bass synth e Nicola Narbone alle tastiere. Dopo aver partecipato all’Arezzo Wave in qualità di Best Band FVG e al Festival Collisioni di Barolo, dopo esser rimasti per 5 settimane di fila nella Music Rumble in seguito alla loro apparizione su Balcony Tv e dopo aver aperto il concerto dei Tre Allegri Ragazzi Morti per ben due volte, approdano al Teatro Miela di Trieste il 3 Aprile in occasione di BaRock!3 Ecco cosa ci raccontano di loro e del loro primo album Meaning of Dance uscito nel 2014.

Come nasce l’idea di The Academy?
Il nome è nato durante una serata, finito prove. Eravamo in un locale triestino, intenti a valutare le diverse proposte ed Academy sembrava rispecchiare la nostra situazione: eravamo tutti (o quasi tutti) sul finire dei nostri studi, con una grande passione per la musica in comune; questo nome riusciva ad esprimere la sfida che ci si poneva difronte, ovvero riuscire a portare avanti con impegno entrambe le cose. Ci abbiamo aggiunto un “The” come vuole la tradizione di band inglesi, vedi i The Beatles, i The Strokes ecc.

Questo vuol dire che vi sentite più vicini agli inglesi rispetto agli americani, musicalmente parlando?
In realtà no. Ci sentiamo liberi di attingere alle diverse influenze musicali che appartengono a ciascuno di noi, senza dover mettere dei paletti.

Cosa vi ha spinti a mettere in piedi questa band?
Il fondatore dei The Academy è Marco Seghene (ex bassista e produttore di Meaning of Dance, il nostro primo album). Io e Marco – spiega Gianluca Calligaris (voce e testi) – venivamo da esperienze all’interno di altri gruppi e abbiamo sentito l’esigenza di creare qualcosa di nostro; poi è arrivato Vito Gelao alla chitarra e Alessio Gambarotta a completare il tutto con la sua batteria. Così ci siamo chiusi in sala prove e abbiamo iniziato a produrre. Volevamo poter fare qualcosa che riuscisse ad esprimere le nostre influenze e ricerche musicali. Il nostro gruppo è sempre pronto a mettersi in gioco. Lo abbiamo fatto anche quando, dopo l’uscita di Marco, ci siamo rinnovati aggiungendo alla nostra formazione i synth di Nicola Narbone e Pierpaolo de Flego.

 

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Potete definire la vostra linea musicale?
In questo momento è forse ancora più difficile rispetto a quando abbiamo iniziato. Ognuno di noi ha i propri riferimenti musicali che poi si vanno a fondere ed incontrare con quelle degli altri componenti. Il risultato sono i nostri pezzi. Non sentiamo di volerci incastrare in un genere musicale. Con Mo’ Complicated, il nostro primo brano, eravamo più legati all’indie rock, mentre A quick one tendeva a richiamare di più il mondo dei Beach Boys. Meaning of Dance, album uscito a marzo 2014, invece è proprio un tributo a tutte le nostre influenze a partire dall’indie rock dei Block Party fino alla dance music dei francesi Phoenix.

Parliamo di Meaning Of Dance, cosa si cela dietro questa vostra visione della danza?
La danza per noi è un qualcosa di ancestrale che nel nostro album, andiamo a fondere con della musica moderna. Con Meaning of Dance abbiamo sentito l’urgenza di rappresentare un certo tipo di emozioni, curando con particolare attenzione l’aspetto strumentale. In un’atmosfera che più si avvicina alla musica ballabile, abbiamo inserito un messaggio più o meno celato nei testi dell’intero album: esorcizzare i nostri demoni e le nostre paure attraverso la musica e lo sfogo di un movimento.

Che rapporto lega i The Academy e questa danza?
Un rapporto di amore ed odio. Nessuno di noi ha avuto una grande esperienza di ballo, piuttosto ce la viviamo come un ritrovarsi per passare una serata in compagnia. Nei nostri testi riportiamo questo sentimento contrastante con quella che può sembrare una velata critica al mondo del sabato sera. Quel mondo dove non è la danza o la musica ad essere la protagonista, ma piuttosto a fare da contorno ad un momento vuoto di socialità, talvolta privo di un sano modo di comunicare e rapportarsi con l’altro. Nonostante lo possa sembrare, il nostro non vuole essere un giudizio nei confronti di chi vive queste realtà, piuttosto vuole esprimere il nostro stato d’animo controverso che a volte tende al disagio in situazioni in cui puoi ritrovarti, quasi un po’ per caso senza sentirle realmente tue.

Avete partecipato all’Arezzo Wave come Best Band FVG, avete suonato ad eventi come il festival Collisioni di Barolo ed altri ancora, qual è stata l’esperienza che più vi ha colpiti?
L’evento che ricordiamo con più piacere è quello di Barolo. E’ un festival che viene svolto in una cittadina bellissima, con unna grande proposta musicale affiancata da scrittori ed altri artisti. I gruppi emergenti con cui ci siamo trovati a suonare all’interno del festival, condividevano la nostra atmosfera e alcune delle nostre sonorità. Ci siamo sentiti inseriti in un contesto musicale che sentivamo nostro.

Come descrivereste il vostro spettatore tipo?
Quello che arriva, si piazza e non si schioda fino all’ultima nota. È quello che non si annoia ponendo attenzione alle nostre sonorità, anche alle più piccole sfumature. Stiamo cercando di mettere in piedi un tipo di show diverso, mixando tutti i nostri pezzi creando un’unica traccia; un percorso musicale, una scia che racchiuda momenti più ambient ed altri più ballabili.

Progetti futuri?
Materiale nuovo c’è, aspetta solo di poter uscire. Quello che possiamo dire è che sarà qualcosa si discosta lievemente da Meaning of Dance. È un’altra visione della musica ballabile, forse con un pizzico di psichedelia in più come in Shivering.

Perchè venire ad un vostro concerto?
Perchè quello che stiamo mettendo in atto con le nuove scalette, proponiamo qualcosa che in Italia non si fa o si fa poco. Suonare i live quasi fosse un dj set è un’esperienza decisamente diversa dal solito live.

Un’idea di concerto rivisitata quella della band friulana, che non si fa mancare occasione per sperimentare e rinnovarsi sempre. Dalle loro parole, più che di un concerto potremmo assistere ad un viaggio musicale, attraverso una mesticanza ben equilibrata di atmosfere soft e musiche ballabili per permettere ad ognuno dei presenti di lasciare a casa almeno per una sera i propri demoni.

L’appuntamento con The Academy è venerdì 3 aprile al Teatro Miela con la terza edizione di BaRock! (Qui tutte le info.)

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By | 2015-03-26T12:15:00+00:00 26/03/2015|Categories: Magazine|Tags: , , , |0 Comments

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