#TheWorldPress – Bill de Blasio conquista la città di New York

Il democratico Bill de Blasio è stato eletto nuovo sindaco di New York, vincendo le elezioni che si sono svolte martedì 5 novembre, succedendo così a Michael Bloomberg, che aveva amministrato la città per tre mandati. La vittoria di De Blasio è storica per due motivi: il primo è l’enorme numero di voti ottenuto, ben il 73,6%, il 24% in più dello sfidante repubblicano Joe Lhota, battendo addirittura il leggendario risultato ottenuto nel 1985 dall’allora candidato democratico Ed Koch, sindaco uscente molto apprezzato dalla città, che vinse con il 68% dei consensi. Il secondo motivo è che dopo 24 anni di amministrazione repubblicana, prima con Rudolph Giuliani e poi con Michael Bloomberg, New York ritorna nella mani dei democratici. E non un democratico moderato ma un candidato posizionato molto a sinistra, liberal direbbero gli americani.

Il sindaco di New York Bill De Blasio con la famiglia al momento della vittoria.

Di origine italiana, la mamma emigrò negli Stati Uniti da Benevento, difensore civico della città di New York, attivista, Bill de Blasio ha condotto una campagna elettorale molto efficace, grazie ad una personalità comunicativa ed empatica. Chi lo conosce lo descrive come una persona affidabile, autentica, affabile, sensibile. Importante dal punto di vista comunicativo è stata la sua famiglia, non certo tra le più tradizionali d’America: una moglie di colore Chirlane, attivista come il marito, intellettuale, ex lesbica e due figli, Chiara di 18 anni e Dante di 16, locks lei, capigliatura afro lui. Una famiglia newyorkese come le tante, dove i bianchi rappresentato ormai meno del 50% della popolazione, e utilizzandola in campagna elettorale ha voluto trasmettere il messaggio di un uomo che comprende la diversità di New York, provandola egli stesso in prima persona. Il candidato democratico ha saputo raccogliere molti consensi proprio per questa sua sensibilità e vicinanza alle classi meno abbienti e a quelle maggiormente discriminate.

Il suo programma progressista rappresentata una netta discontinuità con il passato. Il suo predecessore non aveva lavorato male: aveva fatto di New York una delle grandi città mondiali più sicure, ha aumentato il livello di istruzione grazie alle charter school, scuole finanziate dal comune a cui è data libertà di insegnamento rispetto a quelle statali, ed è riuscito a riqualificare alcune parti della città. Il vero problema è che il divario tra ricchi e poveri si è sempre più allargato. I più grandi milionari abitano a New York ma allo stesso tempo il 40% della popolazione vive vicino o sotto la soglia di povertà; l’intento di de Blasio è quello di ridurre questo gap e i destinatari delle sue politiche saranno le persone in difficoltà e quelle discriminate. Tra le sue proposte, la più discussa è quella di tassare i più ricchi e riutilizzare il gettito fiscale per finanziare l’asilo e il doposcuola pubblico. I critici affermano che questo aumento di aliquota, meno di mezzo punto percentuale dicono dal suo staff, farà scappare i contribuenti più ricchi. L’impatto positivo di questa proposta è quello che darà l’opportunità a molte famiglie poco abbienti di lavorare senza la preoccupazione dei figli, i quali, tra l’altro, fin da giovani potranno rimanere lontani da forme di microcriminalità e altri disagi comportamentali.

Altro punto del suo programma è l’occhio di riguardo per scuola e istruzione, ma non puntando sulle charter school come il suo predecessore Bloomberg, ma potenziando le scuole statali che secondo de Blasio sono di media e scadente qualità. Quindi limiterà i fondi per le charter school, non è sua intenzione eliminarle, per dirottarli su quelle statali, che rappresentato il 90% delle scuole a New York. Una domanda però al nuovo sindaco democratico vorrei farla: visto che le charter school hanno ottenuto ottimi risultati educativi perché non aumentare fondi e numeri di queste scuole, che fanno comunque parte del sistema pubblico e sono accessibili a tutti senza bisogno di pagare le tasse? De Blasio si è dimostrato attento e sensibile anche ai problemi razziali delle città. Un altro punto fondamentale del suo programma è infatti la riforma della pratica dello “stop ad frisk”: si tratta di una politica introdotta a fine anni ’90 che consente alla polizia di fermare cittadini sospetti e perquisirli senza mandato se non sono soddisfatti alcuni criteri di garanzia. Il problema? Colpisce per il 90% neri e latini. Ha prodotto grandi effetti positivi, New York è diventata una delle città più sicure del mondo ma con Bloomberg e Kelly, il capo della polizia, si è passati da 100mila perquisizioni nel 2002 a oltre 800mila nel 2012, il 90% delle quali senza produrre arresti.

Il voto newyorkese ha rappresentato una svolta nel panorama politico statunitense, e forse mondiale, perché ha dato la vittoria ad un candidato dichiaratamente progressista e di sinistra, esprimendo un desiderio di cambiamento e di discontinuità presente nei cittadini, i quali vogliono politici che si occupino finalmente dei loro problemi, che abbiano una particolare attenzione per i più poveri. Non so se le ricette di de Blasio sono quelle giuste per migliorare la condizione dei meno fortunati, non so se la tassazione dei ricchi avrà effetti positivi, qualche dubbio rimane vedendo il caso Hollande in Francia, ma di certo questa vittoria manda un messaggio politicamente importante agli Stati Uniti e al Mondo.

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By | 2013-11-08T12:34:05+00:00 08/11/2013|Categories: Mondo, Politica|Tags: , , , |0 Comments

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