#TheWorldPress – Egitto: studente ucciso in scontri con la polizia all’università del Cairo

In Egitto continuano le manifestazioni di protesta, che sembrano non aver fine dalla primavera araba del lontano 2011. Ormai la notizia non occupa più le prime pagine dei giornali italiani, nemmeno se a lasciarci la vita è un giovane egiziano, studente di ingegneria, che ieri è morto durante gli scontri con la polizia all’università del Cairo. Ed è triste pensare che la distruzione di 240mila bottiglie di birra da parte della polizia religiosa nigeriana faccia più notizia della morte di un ragazzo.

Ma veniamo ai fatti. Dopo che il 3 luglio scorso i militari avevano deposto il Presidente Morsi, eletto democraticamente nel 2012, numerose sono state le manifestazioni di protesta organizzate dai Fratelli Musulmani contro quello che si può definire un vero e proprio colpo di stato militare. Le Forze Armate hanno risposto con il pugno duro perseguitando e arrestando numerosi componenti della Fratellanza Musulmana pro Morsi accusati di incitare la violenza e di attentare alla sicurezza generale e alla pace dello stato. Parallelamente i militari hanno avviato una “repressione silenziosa” nei confronti dei giornalisti anti-regime, che sono stati arrestatati e condannati ad anni di cercare. L’arresto più eclatante è avvenuto giovedì 28 novembre, quando il blogger e attivista rivoluzionario Alaa Abdul Fattah è stato picchiato dai militari, prelevato dalla sua casa e portato in detenzione con l’accusa di incitare a manifestazioni non autorizzate.

Negli ultimi giorni la situazione si è fatta più tesa per la decisione del Presidente ad interim Adly Mansour di promulgare una legge, voluta dai militari, che limita la libertà di manifestazione: gli organizzatori devono informare la polizia prima di una manifestazione, quest’ultima ha però la possibilità di vietarla; sono vietati sit-in di protesta in orari notturni – forma tipica di manifestazione nei paesi arabi – e nelle vicinanze di luoghi religiosi; le forze dell’ordine possono rinviare una manifestazione o modificarne il percorso e possono utilizzare la repressione in caso di pericolo per l’ordine pubblico. Questa legge limitativa della libertà di manifestazione sembra rispedire l’Egitto all’epoca di Mubarak.

Proteste contro Mubarak nel 2011

Come se non bastasse, mercoledì 27 novembre, ci ha pensato il Tribunale di Alessandria d’Egitto a gettare benzina sul fuoco condannando a 11 anni di reclusione 21 donne, tra cui 7 minorenni, appartenenti alla Fratellanza Mussulmana, con l’accusa di far parte di un’organizzazione terroristica. La sentenza ha generato la rabbia degli studenti pro Fratelli Musulmani che hanno organizzato una protesta all’università del Cairo, ma la manifestazione non era stata autorizzata dalla polizia che dunque è intervenuta con la forza per reprimerla e negli scontri tra studenti e forze dell’ordine un ragazzo è stato ucciso. La legge anti-proteste di recente promulgazione è stata così subito macchiata di sangue.

Era il gennaio del 2011 quando gli occhi del mondo erano puntati sull’Egitto, quando l’autoritarismo di Mubarak era stato sconfitto e il Paese sembrava davanti ad una svolta democratica. A distanza di quasi 3 anni le lancette della storia egiziana sono stata rimandate all’indietro. Tutto è cambiato per non cambiare e lo dimostra il fatto che la morte di un ragazzo in una università del Cairo non è richiama più gli occhi del mondo.

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By | 2013-11-29T13:34:08+00:00 29/11/2013|Categories: Mondo, Politica|Tags: , , , , , |0 Comments

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