#TheWorldPress – Elezioni europee 2014: l’avanzata dell’euroscetticismo

A maggio 2014 si svolgeranno le elezioni per rinnovare il Parlamento Europeo.

Nel maggio 2014 si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo e un’ombra minaccia questa tornata elettorale: l’euroscetticismo. Il fronte di coloro che si dichiarano ostili alle istituzioni dell’Unione europea è variegato e, nonostante la semplificazione interpretativa e giornalistica tenda a ricondurli ad una stessa famiglia politica, quella gli euroscettici appunto, le istanze di questi partiti sono diverse e provengo da culture politiche spesso distanti tra loro: dall’estrema destra fino all’estrema sinistra.

Lo spettro è ampio e comprende dei partiti eurofobici come l’Alleanza per la Germania (Afd), che però non è riuscito ad entrare nel Bundestag alle elezioni di settembre fermandosi sotto il 5%. Di estrema destra sono il Front National (FN) in Francia, fresco di vittoria nelle recenti amministrative, che i sondaggi per le europee del 2014 lo danno al 24% e primo partito francese, in Austria il Partito della Libertà Austriaco (Fpo) che alle ultime elezioni ha raggiunto il 21,4% dei voti, il 5% in più rispetto alle precedenti elezioni del 2008, in Finlandia i Veri finlandesi (Fi). Tutti questi partiti, oltre alle solite tematiche contro la libera circolazione delle persone, vogliono che i proprio Stati escano dall’euro e si riprendano la sovranità monetaria.

Poi ci sono i partiti populisti, nell’accezione politologica del termine, come il Partito per l’indipendenza del Regno Unito (Ukip) in Inghilterra, guidato da Nigel Farage, anche esso eurofobo, anti-immigrazione e anti-euro, in Italia il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e in Spagna il Partido X, formazione politica nata in questi giorni dall’iniziativa degli indignados e che si presenterà per la prima volta con propri canditati alle elezioni europee del 2014. Il Partido X e il M5S si collocano su posizioni critiche nei confronti dell’UE, ma sembra che le loro siano istanze riformatrici delle istituzioni europee e non considerano l’uscita dall’euro come la principale soluzione. I loro messaggi sono però fumosi, evasivi e spesso ambigui dunque è d’obbligo il condizionale quando ci riferiamo ai partiti riconducibili al populismo politico.

In questo gruppo eterogeneo di euroscettici troviamo anche formazioni di estrema sinistra come il partito greco di Syriza che non vuole l’uscita della Grecia dall’euro ma si batte contro le politiche economiche imposte dalla Merkel e dalla troika (Unione Europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale).

Il discorso anti-europeista permette ai partiti, mai come ora, di aumentare i propri consensi e di dare spazio politico alla crescente sfiducia dei cittadini europei nei confronti dell’UE. Dal rapporto dell’Eurobarometro di luglio 2013 risulta che sono più del 60% coloro che hanno perso fiducia nell’Europa. La crisi economica prolungata e apparentemente senza fine ha contribuito ad aumentare la sfiducia in istituzioni considerate distanti e nelle quali è difficile riconoscersi. Il deficit democratico è alla base della sua delegittimazione e le politiche di austerità imposte in questi anni alle economie dei diversi Paesi ha contribuito inevitabilmente ad accrescere il consenso intorno ai partiti anti-europei. Il discorso critico nei confronti dell’austerità si è così aggiunto alle tematiche storiche di queste compagini politiche: l’anti-immigrazione e l’anti-burocrazia.

Le elezioni 2014 avranno dunque una portata storica perché decideranno in che direzione vorrà

In tutto il continente europeo sono molti i partiti che coltivano l’euroscetticismo, un sentimento che spinge a non avere fiducia nell’UE.

andare l’Europa. Non mi riferisco alla vittoria degli euroscettici, probabilità remota, ma all’atteggiamento che avranno le forze europeiste in questa campagna elettorale e alla loro capacità di coinvolgere i cittadini dei diversi Paesi sulle questioni comunitarie. E’ arrivato il momento di costruire finalmente l’Unione Europea. L’unità tra gli europei non può crearsi sul piano culturale perché inevitabilmente ogni Stato ha le sue tradizioni, i suoi usi e i suoi costumi. Invece è sul piano politico che questa saldatura può realizzarsi; i tre grandi gruppi in Parlamento (PPE, S&D, ALDE) non devono essere semplici contenitori di partiti nazionali ma diventare essi stessi dei veri e propri partiti sovranazionali, che affrontano campagne elettorali europee, con organizzazioni aperte a tutti i cittadini e pronte al confronto su policies europee, anche con quelle forze euroscettiche che la stampa internazionale (quella italiana non si è ancora accorta che si voterà nel 2014) dipinge come dei pericolosi nemici, ma che invece l’Europa deve saper ascoltare perchè sono portatrici delle preoccupazioni e delle paure di molti cittadini europei, ribadendo così allo stesso tempo il carattere pluralistico su cui sì è fondata. Un rapporto diretto con gli elettori permetterebbe ai partiti di diminuire il deficit democratico esistente, di aumentare la responsabilità (accountability) di questi nei confronti dei cittadini, dando così maggiore legittimità alle istituzioni europee.

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By | 2013-10-18T15:24:12+00:00 18/10/2013|Categories: Mondo, Politica|Tags: , , , , , , , , |0 Comments

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