#TheWorldPress – L’Unione Europea sconfitta ad est

Dopo la rivoluzione arancione del 2004, in Ucraina i cittadini sono di nuovo scesi in piazza e dal 24 novembre stanno sfidando il rigido freddo invernale per manifestare contro il governo del Presidente Viktor Yanukovich e per chiedere le sue dimissioni. Motivo della protesta la decisione del Presidente di non firmare l’accordo di associazione con l’Unione Europea al summit di Vilnius del 28 e 29 novembre e di preferire l’ala protettrice della Russia. I manifestanti si sono così voluti schierare a favore di Bruxelles osteggiando l’avvicinamento a Mosca. Il primo dicembre in piazza dell’Indipendenza a Kiev c’erano circa 100mila persone e il giorno seguente la sede del governo è stata circondata, impedendo ai ministri di uscire. La polizia ha risposto con le manganellate provocando numerosi feriti, anche tra i giornalisti.

Le proteste sembrano non cessare, ma è difficile capire come andrà a finire. Probabilmente con un nulla di fatto, questo perché l’opposizione non ha al suo interno delle figure esperte e carismatiche per poter incanalare le istanze della piazza sul piano politico. I leader dei tre partiti di opposizione sono inoltre distanti tra loro, per biografia e ambizioni personali: Arseny Yatsenyouk, attualmente alla guida della seconda forza politica del paese, è stato ministro e capo del parlamento, Oleg Tyahnibok dirige un partito ultra-nazionalista, mentre Vitali Klitchko è un ex campione dei pesi massimi di boxe con ambizioni presidenziali. Senza dimenticare che l’opposizione non è compatta: lo testimonia il fatto che la questione di sfiducia contro l’esecutivo presentata in Parlamento martedì 3 dicembre è stata votata solo da 186 parlamentari invece di 226, segno che non tutti condivido le proteste filo-europee di questi giorni.

L’accordo che Bruxelles aveva presentato a Kiev si basa sostanzialmente su due punti: l’erogazione di prestiti alle banche ucraine e relazioni privilegiate negli scambi con i Paesi dell’Unione Europea. Inoltre era stato posto un prerequisito per la firma del partenariato e cioè la liberazione dell’ex premier Julija Tymoshenko, condannata nel 2010 a 7 anni di reclusione per abuso d’ufficio. Una condanna politica secondo l’UE. Condizione che è stata rifiutata dal Presidente Yanukovich facendo saltare il banco del negoziato.

Il Presidente ucraino Viktor Yanukovich

Questa è stata una sconfitta per l’Unione Europea che ha intrapreso il negoziato con superficialità e svogliatezza, sottovalutando la situazione economica Ucraina e soprattutto la reazione della Russia all’accordo. Nel secondo trimestre del 2013 l’economia ucraina è entrata in recessione, l’accordo di associazione con l’UE avrebbe portato benefici a lungo termine ma non nell’immediato. Mosca aveva inoltre promesso gravi conseguenze nel caso si fosse giunti alla firma del partenariato e un’economia fragile e profondamente dipendente dalla Russia come quella ucraina non poteva permetterselo. Perdere il settore delle esportazioni russe avrebbe voluto dire 35 miliardi di euro in meno nel Pil ucraino. Putin, sentendo minacciato il suo progetto di una Russia influente in tutti i Paesi ex-sovietici, già in estate aveva cercato di fare pressioni su Yanukovich affinché non si giungesse all’accordo imponendo restrizioni commerciali per i prodotti ucraini e facendo appello agli interessi finanziari e alle élite di Kiev. L’Unione Europea come ha potuto sottovalutare le relazioni tra Kiev e Mosca? Il 60% delle riserve di gas naturali dell’Ucraina provengono dalla Russia, Gazprom è il principale fornitore di Kiev, che ha un debito con il gigante russo di 1,3 miliardi di dollari. Putin aveva promesso che se l’Ucraina fosse entrata nell’unione doganale con Russia, Bielorussia e Kazakistan avrebbe abbassato le tariffe. E come ha potuto sottovalutare il ruolo di Mosca nell’aerea dell’est Europa? Invece di invitare al tavolo dei negoziati anche la Russia, si è preferito ignorarla, perdendo così un’occasione per allargare la sua zona d’influenza.

La firma dell’accordo di associazione con l’UE da parte della Georgia e Moldavia, i recenti contatti tra la Turchia e Bruxelles, le richieste d’aiuto dall’Africa dimostrano che c’è voglia di partecipazione intorno all’Europa, vista sempre più come una grande potenza con la quale negoziare. L’Unione Europea non deve però dimostrarsi debole e superficiale ma sviluppare dei modelli di cooperazione forti e credibili che permettano di allargare la sua influenza. L’Ucraina è stato un avvertimento.

Commenti Facebook
By | 2013-12-06T12:52:58+00:00 06/12/2013|Categories: Mondo, Politica|Tags: , , , , , , |0 Comments

About the Author: