Trieste e Alessandria, do ut des a fine '800

E’ stato presentato Al Museo Revoltella  il volume “Le rotte di Alexandria” (Edizioni Università Trieste), a cura di Franco Però e Patrizia Vascotto. All’incontro sono intervenuti il giornalista Pierluigi Sabatti, Sabrina Morena, coordinatrice di S/paesati e Marta Verginella, dell’Università di Lubiana, accompagnati dalle letture dell’attrice Lara Komar, tratte dai libri di Fausta Cialente, esule alessandrina tra le due guerre, e dalle immagini di Giordano Bianchi.

Un’antica mappa di Alessandria d’Egitto.

Si tratta di un libro molto interessante, che racchiude un insieme di scritti di storia, sociologia, letteratura, economia e architettura, inerenti alla società egiziana della città di Alessandria di fine ‘800 e inizi ‘900 e ai suoi rapporti con altre città dopo l’apertura del Canale di Suez. Questi testi riportano tra i vari studi un argomento oggi molto discusso: l’emigrazione. L’Italia e L’Africa, Trieste e Alessandria ritornano protagoniste attraverso un intreccio “do ut des”, che mostra quanto fervido fosse il pellegrinaggio, contrario a oggi, da nord a sud. Ad Alessandria, porto brulicante di persone provenienti da numerose parti del mondo, architetti, poeti e commercianti si recavano in quelle terre circondate dal deserto per apportare la cultura occidentale. In particolare l’attenzione si sofferma sulle donne di Gorizia, di Trieste, del Carso e del Friuli, di povera estrazione, che giungevano lì per trovare un lavoro e aiutare l’economia della propria terra. Si assiste dunque alla descrizione dell’interazione tra culture e tra il piccolo spazio familiare e la grande crescita economica dell’epoca. Incontri, scontri, sviluppi e ribalte antropologiche ritraggono quell’epoca di cambiamento, scambio e ricchezza di due mondi forse un tempo più simili.

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