Triesteabbandonata: 5 luoghi da recuperare

È stata inaugurata venerdì 18 marzo, nel centro commerciale Montedoro di Muggia la mostra Triesteabbandonata, aperta fino al 30 aprile. L’esposizione offre una panoramica su alberghi, scuole, ville, caserme e tanti altri siti di Trieste dimenticati da anni. I testi, le ricerche storiche e i video dei giornalisti Micol Brusaferro ed Emilio Ripari, affiancati dalle fotografie di Giada Genzo, permettono così al pubblico di conoscere e entrare nell’atmosfera dei luoghi abbandonati.

Noi di Radioincorso.it abbiamo spulciato tra i luoghi abbandonati raccontati nella mostra, e ne abbiamo trovati 5 di particolare fascino.

hotel obeslisco

1. Hotel Obelisco. Il famoso hotel di Opicina, che comprende l’albergo, gli spazi verdi, un ristorante, una piscina e un campo sportivo, è stato costruito verso la fine del ‘800 come Stazione di Poste., ma già durante i primi anni del 1900 venne adibito ad albergo dove soggiornavano i ricchi triestini per le vacanze. Raggiunse il suo massimo splendore negli anni ’70 per venire poi abbandonato del tutto nel 1985. Oggi è totalmente dimenticato: gli infissi sono sradicati, la piscina è piena di rifiuti di varia natura. Le porte e le finestre sono rotte, così come i tavoli e le sedie; le mura sono a pezzi e le pareti annerite.

muggia

2. Ex bagno della polizia di Muggia. Percorrendo la strada che porta a Lazzaretto non si nota niente di starno perché il comprensorio balneare, una volta vivacissimo, è totalmente oscurato da alberi e da una fitta boscaglia. Lo stabilimento si espande per 16mila metri quadrati contando un piano terra, uno superiore in cui c’erano le piscine -una olimpionica e una più piccola per i bambini- e gli spogliatoi. Collegata all’area c’era una palazzina di tre piani dove si poteva andare al bar, pranzare in ristorante e abbronzarsi nel solarium. In più c’erano un altro spogliatoio, una zona relax e numerose terrazze affacciate sul mare. Dietro a tutto ciò dei giardini. Oggi, però, il ricordo che vive nella memoria delle persone che tra gli anni ’70 e ’90 hanno passato lì le loro estati, deve essere sostituito da una realtà che possa rispecchiare il pieno degrado del sito: bivacchi, scritte sui muri e immondizia ingrigiscono lo stabilimento.

gropada

3. Ex caserma a Gropada. L’ex caserma Benementa, un tempo fondamentale per la posizione strategica sul confine con la ex Jugoslavia, oggi è talmente dimenticata che non presenta, fuori dal cancello, nessun cartello o segnale che ne indichi l’originale segnalazione. Dentro al cancello ci sono erba incolta ed arbusti. Oggi i 2590 metri quadrati vengono usati come rifugio per i senzatetto e come “parco giochi” per i vandali. Parti del soffitto sono a rischio crollo e molte zone sono annerite a seguito dell’incendio doloso del 2006.

villa

4. Villa Cosulich. In strada del Friuli sorgeva la dimora dei baroni de Burlo. Nel 1903 venne acquistata da Demetrio Carciotti e venduta, poi, alla famiglia Rutherford e ,infine nel 1920, comprata da Antonio Cosulich. La casa e il parco circostante rimasero di proprietà della famiglia Cosulich fino al 1980, anno in cui l’immobile venne ceduto all’Istituto Burlo Garofolo e poi, nel 1997, al Comune di Trieste. Nel 2000 ci fu la ristrutturazione del parco, ma nel 2006 venne appiccato un incendio all’edificio che ne causò il crollo del tetto. Negli anni successivi, la villa venne colpita da un altro incendio. Della maestosità del luogo, oggi, non rimane più niente se non la facciata principale che, comunque, è nascosta dal verde incolto: pezzi del cornicione e infissi sono caduti, i pavimenti sono inesistenti e i muri scrostati coperti da graffiti.

santa croce

5. Ex scuola di Santa Croce. Al numero 1 della Strada Provinciale ci sono i resti di quella che fu la scuola statale italiana “F. Suppan” e slovena “Fran Levstik”. Le facciate colorate e il grande giardino nascondono il degrado interno. Infatti, solo i muri perimetrali e alcuni interni sono ancora in piedi, il resto è tutto crollato: il tetto non c’è e i pavimenti hanno ceduto. E, ironia della sorte, sui pochi muri superstiti rimangono illese le lavagne.

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