Troppo egoisti per salvare la Terra. Lo dice la scienza!

Da una settimana, a Varsavia, le Nazioni Unite si sono riunite per la diciannovesima Cop, la Conferenza per la difesa della stabilità del clima. Tema centrale il taglio delle emissioni di gas serra a livello mondiale, in agenda per il 2015, che dovrebbe essere la continuazione del protocollo di Kyoto. Dopo gli interventi di questi giorni, incentrati sui cambiamenti climatici delle zone polari e montane, la trattativa sembra però essere giunta ad un punto morto.

1.700 km di costa, 77mila tonnellate di greggio riversate in mare, 17.000 uccelli morti sono alcuni dei numeri della catastrofe del Prestige.

L’emergenza ambientale che la Terra sta vivendo è chiara tanto quanto l’incuranza di molti. Ne sono palese esempio gli avvenimenti della scorsa settimana: mentre si contano ancora i disastrosi lasciti che il tifone Haiyan ha causato nelle Filippine, in Spagna il processo per il disastro ambientale provocato dalla petroliera Prestige si è chiuso senza trovare veri colpevoli. Il 2013 è risultato essere uno degli anni più caldi dell’ultimo decennio (secondo studi dell’Organizzazione meteorologica mondiale) che ha portato un innalzamento dei mari pari a 3,2 millimetri. Il doppio rispetto a quanto previsto.

Le proposte che vanno uno stile di vita rispettoso dell’ambiente sono molte: riciclo, risparmio energetico, sostituzione di materiali e fonti energetiche. Alcuni sono attuabili anche nella vita quotidiana, senza bisogno di aspettare una decisione dei grandi della Terra, ma spesso ci dimentichiamo di loro nell’arco di pochi giorni. Questo non è un luogo comune, come dimostra anche uno studio americano ripreso nel Times. Per il nostro cervello è difficile lavorare per una ricompensa che non è a portata di mano, ma di cui godranno le generazioni future.

Lo studio è stato compiuto dalla New York University.

Lo studio, condotto da ricercatori americani e tedeschi alla New York University, si è svolto nel seguente modo. Sono stati creati dei gruppi composti da sei persone, a ciascuna delle quali sono stati dati 55 dollari. Per dieci volte gli individui dovevano scegliere se investire zero, 2,75 o 5,50 dollari in un fondo destinato a intervenire contro i cambiamenti climatici (ai partecipanti è stato detto che sarebbero stati utilizzati per pubblicare note informative su un quotidiano tedesco). Se il gruppo raggiungeva il target dei 165 dollari, circa 27 a persona, ogni partecipante otteneva ulteriori 60 dollari come premio. I soldi potevano provenire solo da alcune persone o dall’intero gruppo, la ricompensa sarebbe comunque andata a tutti anche se con tempistiche o modalità diverse (alcuni gruppi il giorno dopo l’esperimento, altri sette settimane dopo, altri ancora il premio veniva utilizzato per piantare alberi a vantaggio di generazioni future). Come previsto, la modalità di pagamento ha influito sulle decisioni: tra i gruppi che sarebbero stati pagati il giorno successivo hanno investito a sufficienza solo in 7 casi su 10, mentre nessuno degli 11 gruppi che avevano come ricompensa gli alberi da piantare ha raggiunto la soglia richiesta.

Per quanto crediamo che siano gli interessi di pochi a fermare i cambiamenti che potrebbero salvare il pianeta, questo studio svela come la colpa sia anche di ciascuno di noi.

Foto di Pascal Joerg

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By | 2013-11-18T14:30:31+00:00 18/11/2013|Categories: Mondo|Tags: , , |0 Comments

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Chiara Zanchetta
In testa un uragano di idee, in tasca due lauree in Comunicazione. Nella vita? Chi lo sa