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TS+FF Day 3: la genetica si prende la scena

Written by on 2 novembre 2018

La seconda infornata di cortometraggi (in corsa per il Melies d’Argent), l’ottimo Freaks ed Elizabeth Harvest sono i protagonisti della terza giornata del Trieste Science+Fiction Festival 2018. Ecco cosa ne pensiamo in casa Science Industries.

Sette cortometraggi vanno ad aggiungersi agli otto visti mercoledì 31 ottobre. Come sempre molte le tematiche toccate: postapocallitico, viaggi spaziali, cyberpunk e chi più ne ha più ne metta. I corti della prima tranches non ci avevano fatto impazzire, su tutti a nostro avviso spiccano i seguenti 3: Pulsar (una rivisitazione sci-fi del passo biblico di Jonah e della balena), The Restrictor (ambientato in un mondo distopico in cui la felicità va centellinata goccia su goccia) e Ipdentical (immaginate un mondo in cui esiste un solo tipo di…qualunque cosa!).

Meglio, a nostro avviso, la seconda selezione di corti. Molto difficile scegliere quali ci hanno colpiti di più, ci sentiamo comunque di consigliare Rain Catcher (che vede un fotografo scappare da quello che sembra essere uno stalker), Thunder from a clear sky (che mostra il dibattito politico che segue la scoperta di vita su un pianeta alieno) e Attack of the Cyber Octopuses (thriller noir cyberpunk che fa l’occhilino a Philip K. Dick e al trash anni 80).
 
Alle 20, genetica ed annesse mutazioni approdano al festival con Freaks. La pellicola è ambientata in mondo in cui gli umani devono convivere con i freaks: esseri umani con particolari talenti (telecinesi, controllo del tempo, invisibilità…). I freaks, che nell’immaginario collettivo chiameremmo mutanti, sono temuti dalla società che li emargina e punta alla loro eliminazione. Un padre iperprotettivo, un nonno reazionario e una bambina stanca di nascondersi in casa sono gli ingredienti di questo film che, nonostante l’ambientazione, non scade nei clichè del filone supereroistico. La trama si concentra invece sul dramma di una famiglia e della sua lotta per rimettere insieme i pezzi di una vita normale. Raccontare le vicende di una famiglia in un contesto ostile era infatti l’obbiettivo del giovane regista Zach Lipovsky (come lui stesso dichiara al pubblico a fine proiezione). Obbiettivo centrato in pieno, a giudicare anche dalla reazione entusiasta del pubblico in sala. Notevole la scelta di un finale non proprio…buonista. Per noi nulla da dire!
 
Voto Science Industries: 9.5/10
 
Prendete la fiaba di Barbablu e trasformate l’antagonista in un luminare dell’ingegneria genetica ed otterrete Elizabeth Harvest. Il film sembra arrivare al punto dopo soltanto una mezz’ora, facendo presagire che si tratti del solito film a loop più o meno infinito. Fortunatamente si tratta solo di una premessa e lo sviluppo della trama risulta interessante, anche se forse non sempre originalissimo. I personaggi sono ben sviluppati e il film risulta godibile per tutti i suoi 105 minuti. Forse non un capolavoro, ma comunque un film che consigliamo di vedere.
 
Voto Science Industries: 7/10
 

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