Umberto Ambrosoli e l'impegno per la legalità

Il dovere della legalità non è l’imposizione di una condotta. E’ l’impegno per l’affermazione della legalità. E’ una scelta”. Si è rivolto così Umberto Ambrosoli – avvocato penalista e membro del Comitato Antimafia di Milano – agli studenti che hanno partecipato ieri pomeriggio alla conferenza “Il dovere della legalità”, tenuta presso l’aula Venezian dell’Università degli studi di Trieste. Si è trattato del “Primo colloquio sui Doveri Umani” che l’Associazione internazionale “Carta of Human Duties” intende proporre presso l’ateneo giuliano.

Fresco della nomina di candidato alle prossime elezioni regionali della Lombardia, Ambrosoli ha affrontato un tema centrale in un periodo segnato dai grandi scandali della politica. “Un problema che riguarda l’intera società civile” – ha dichiarato l’avvocato milanese. In questo senso, – ha continuato – la legalità va presa come un impegno che ogni cittadino deve prendere.” Un impegno che Ambrosoli porta avanti da tempo, ricordando specialmente la figura del padre, Giorgio, assassinato per mano mafiosa nel 1979 su volere del banchiere Michele Sindona, proprietario della banca su cui il padre di Umberto stava indagando.

Il dovere della legalità

Umberto Ambrosoli durante il dibattito. Al suo fianco, il professor Fulvio Longato.

Ambrosoli – presentato dal professor Fulvio Longato, dell’ International Council of Human Duties – decide di raccontare due storie, scelte come esempio di coraggio e di speranza per riflettere sulla possibilità di un cambiamento che, a suo dire, si può e si deve fare.

La prima è quella di un gruppo di avvocati di Torino, che nella seconda metà degli anni ’70 decidono di loro spontanea volontà di prendere la difesa di un gruppo di terroristi facenti parte delle brigate rosse. In un clima di minacce e di tensione, dove gli imputati stessi non vogliono essere difesi da uno Stato che non riconoscono, gli avvocati vanno avanti. Continuano nel loro lavoro anche quando le Brigate Rosse uccidono il Presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, Fulvio Croce. Non si fermano e riescono a portare a termine il processo. Alla fine si dichiarano orgogliosi di quanto fatto, perché hanno affermato e difeso la libertà di chi li aveva minacciati di morte. Avevano sconfitto la paura. Una lezione di impegno e responsabilità per tutta la giustizia italiana.

La seconda storia tratta di un imprenditore siciliano, Libero Grassi, che nel 1991 viene assassinato dalla mafia. Aveva denunciato pubblicamente che il continuo pagamento del pizzo avrebbe reso impossibile la crescita economica. Gli studenti di Palermo si ribellano, si attivano e creano l’associazione “Addio Pizzo”. I negozi che vi avessero aderito avrebbero dovuto attaccare un cartello sulle proprie vetrine con la scritta: “Addio Pizzo”. Ma non solo. Avrebbero dovuto denunciare chiunque li avesse obbligati a pagarlo. Molti non ebbero il coraggio di farlo. Altri si. Ora questi negozianti sono sempre più numerosi, e hanno visto il numero dei propri clienti aumentare sempre di più. Sperare in un cambiamento si può ancora.

La speranza – dice Ambrosoli – è l’impegno di aderire a qualcosa. Quando a mio padre è stato consigliato di lasciar perdere, ha risposto che non avrebbe potuto insegnare ai suoi figli di rinunciare a fare qualcosa per paura. Mio padre è stato un uomo libero e responsabile, due aspetti della medesima medaglia. Se uno non si considera responsabile, non può sentirsi libero né agire di conseguenza. Quindi – conclude Ambrosoli – solo dentro se stesso uno potrà trovare le ragioni del compimento dell’atto giusto e sarà libero di esercitare il proprio impegno. L’impegno per la legalità”.

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Simone Firmani
Ho 25 anni, una laurea specialistica in Scienze Politiche e sono giornalista pubblicista. Seguo l'evoluzione dell’informazione multimediale, ho una passione morbosa per il punk rock, un passato da cestista e un futuro ancora tutto da scrivere. Il presente? È qui, su Radioincorso.it.