Un anno senza internet, la storia di Paul Miller

Sembra quasi impossibile una vita senza l’uso di internet, o se non impossibile comunque molto complessa. Nonostante questo il Paul Miller, caporedattore ventiseienne di “The Verge” ha deciso il primo maggio del 2012 di lasciare internet, forse per sempre, forse soltanto per un giorno. L’idea di partenza era resistere per almeno un anno. Missione compiuta, ed ora il racconto di quest’esperienza si trova proprio sul blog americano “The Verge”, che l’ha seguito passo per passo in questa astinenza drastica. Il suo sincero reportage porta ad una semplice conclusione: la vita offline può essere tanto virtuale e priva di carattere quanto quella online.

A decidere di provare quest’esperienza è stato, lo scorso anno, il giovane giornalista di The Verge Paul Miller.

La decisione che lo aveva portato a questo esperimento, riprodotto in parte anche dal giornalista italiano Beppe Severgnini, era dovuta alla sensazione di essere diventato meno produttivo e incapace di relazioni umane vere. «Volevo uscire dalla vita moderna, da quella ruota da criceto che è il World Wide Web, con le sue e-mail, i likes sui social networks, pensavo che Internet fosse innaturale per un essere umano. Volevo tornare alla realtà» insomma Paul voleva staccare la spina, tornare a vivere la quotidianità, leggere libri e giornali cartacei e, soprattutto, ritrovare la semplicità dei rapporti umani con famigliari ed amici e diventare migliore. All’inizio gli effetti sono stati sorprendenti, ha incontrato e conversato con persone che sostengono uno stile di vita Internet Free, perde 15 chili, lo psicanalista nota buoni miglioramenti rispetto alla situazione di stress iniziale «noia e mancanza di stimoli mi spingono a fare cose che ho veramente a cuore, come la scrittura e passare il tempo con gli altri». Paul legge e ricorda meglio, scrive in modo più raffinato, dialoga con la sorella e con gli amici come mai aveva fatto prima. Tutti si accorgono del cambiamento che sta avvenendo in lui.

Ritrovarsi dopo un anno come un uomo completamente diverso, «dovrei dirvi che sto meglio, molto meglio, libero dalla Rete», invece ci aspetta una sorpresa «non è così» dichiara. Dopo alcuni mesi infatti Paul si rende conto che utilizzare i soli mezzi cartacei e analogici per il suo lavoro, ossia scrivere un libro e intrattenere la corrispondenza con la comunità degli Internet free, gli costa una gran fatica. Si ritrova così a consumare passivamente il suo tempo libero davanti alla televisione o ai videogame e ritirandosi dalla vita sociale. Si tratta certamente di una reazione di rimbalzo prevedibile, ma l’analisi di Miller si muove oltre: alcuni aspetti della vita dell’era dell’accessibilità non erano mai stati tanto lontani dalla retorica pro e contro. «La gente ha bisogno della gente. Quando ho smesso di pensare a me come a una persona libera da Internet, ha preso il sopravvento la banalità dell’esistenza offline. Internet non ci rende soli. È un processo collettivo, qualcosa che facciamo insieme, che ci tiene connessi.».

Il desiderio di Miller era lasciare Internet per trovare il “vero” Paul ed entrare in contatto con il mondo reale «ma il vero Paul e il mondo reale sono già indissolubilmente legati a Internet» racconta nel suo reportage «Questo non per negare che la mia vita sia stata effettivamente diversa senza Internet, solo che non era affatto più reale.»

Commenti Facebook
By | 2013-05-13T14:54:44+00:00 13/05/2013|Categories: Mondo|Tags: , , |0 Comments

About the Author:

Chiara Zanchetta
In testa un uragano di idee, in tasca due lauree in Comunicazione. Nella vita? Chi lo sa