Un flauto magico ammalia il Rossetti

Un flauto magico, ma non un flauto magico qualunque, quello presentato ieri sera, martedì 29 ottobre, al Teatro Rossetti di Trieste. Forse la chiave per comprendere questo spettacolo, messo in scena da uno dei massimi registi del nostro tempo, Peter Brook, sta proprio in quel articolo indeterminativo, invece che nel consueto “Il” , nel titolo dell’opera creata da Mozart.

Parola e musica si intrecciano nell’afflato magico e giocoso della direzione lirica dell’inglese Brook, che ha firmato la regia di oltre settanta produzioni tra Londra, Parigi e New York e che propone l’opera mozartiana in una lettura del tutto personale, particolare, ricca di induzioni che intrigano gli spettatori, che devono affrontare però con un atteggiamento aperto, pronti ad “abbandonare” i clichè delle rappresentazioni d’opera ed avventurarsi in un mondo di sortilegi raffinati ed essenziali eppure potentissimi, capaci di creare incanto e di porre al centro della serata l’emozione. Un’emozione profonda e travolgente che ha coinvolto il pubblico per tutta la durata dello spettacolo e che ha visto una standing ovation finale di dieci minuti.

Una scena di “Un flauto magico” di Peter Brook.

Una rappresentazione che non punta ai classici effetti scenici e simbolismi stanchi, ma alla poesia e all’essenzialità, semplice nelle scenografie e nei costumi, che nulla tolgono però alla bravura dei personaggi. Solo canne di bambù, mosse dagli stessi artisti, che raffigurano – con un po’ di fantasia – un bosco, un palazzo, un tempio. Sobri anche i costumi e particolarmente efficace la scelta di far recitare gli artisti scalzi tra le atmosfere di luce che leggono nei loro animi e ne trasmettono la mutevolezza dei colori.
Un’ora e quaranta senza intervallo cheha alleggerito notevolmente lo spettatore abituato alle 3 ore abbondanti dell’opera originale, dove, a far da sfondo, abbiamo trovato un unico pianoforte, quello di Vincent Planès, che a lato della scena è andato efficacemente a sostituire tutta l’orchestra.

Anche la trama e la struttura di questa sceneggiatura sono state ‘manomesse’ liberamente: vengono eliminati dei personaggi e creati di nuovi.Tutti espedienti liberatori per dare maggiore evidenza al cuore dell’opera: l’amore tra Tamino (Roger Padullès) e la nobilePamina (Dima Bawab). Una storia d’amore fantastica, in senso letterale, e per questo tanto efficace. Notevolissime sono state poi le interpretazioni della Regina della Notte ( Malia Bendi-Merad ), Monostrato ( Alex Mansoori), Sarastro (Vincent Pavesi), e del misterioso mago ( Abdou Ouologuem), in un eccezionale intreccio poliglotta di prosa e lirica.

Il viaggio di questo flauto in tre anni ha girato più di trenta nazioni ammaliando grandi platee di spettatori e critici. E’ dunque piacevole rubare le parole a Marie-Aude Roux, ne Le Monde del 16 novembre 2010: «Il risultato è così poetico che a tratti toglie il fiato, con una comicità così precisa da essere esilarante, con una scrittura drammaturgica così giusta che è la quintessenza stessa del teatro di Mozart. Giù il cappello, MonsieurBrook. Possiate vivere a lungo!»

di Valeria Pisetta

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By | 2013-10-30T13:18:46+00:00 30/10/2013|Categories: Cultura e spettacoli, Teatro|Tags: , , , |0 Comments

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