Un Macbeth sanguinario porta guerra e tradimenti sul palco del Verdi.

Questa tragedia è una delle più grandi creazioni umane!” scriveva Verdi a proposito del Macbeth di Shakespeare, che nel 1847 gli fu da ispirazione per creare un omonimo melodramma, la sua creatura prediletta, tanto da presentarlo così: “Ecco ora questo Macbeth che io amo a preferenza delle altre mie opere.”

Il Maestro ne curò ogni dettaglio, persino l’indicazione delle stoffe da usare per i costumi, mostrando una certa intransigenza sul libretto, affidato prima a Francesco Maria Piave e poi ad Andrea Maffei.  Il motto di Verdi era “Se noi non possiamo fare una gran cosa, cerchiamo di fare una cosa almeno fuori dal comune.” Il percorso che portò alla versione definitiva fu lungo, segnato da una fredda accoglienza di pubblico e critica. Il meritato successo arrivò solo nel 1952 quando Maria Callas vestì i panni della diabolica Lady Macbeth alla Scala.  Verdi sarebbe dunque fiero del debutto a Trieste, proprio nel Teatro a lui dedicato, di questo allestimento del Macbeth, che fin dal primo atto ha rapito il pubblico.

Uno specchio a metà palco nasconde il fantasma di Banco.

La musica, il canto, le scenografie, le coreografie e i costumi sono in armonia perfetta. L’orchestra del Teatro Stabile Giuseppe Verdi di Trieste è diretta dal Maestro Giampaolo Maria Bisanti, considerato uno dei migliori direttori d’orchestra della sua generazione.

Sulla scena predomina il grigio in tutte le sue gradazioni, dai costumi austeri al volto dipinto di bianco, segnato da spesse linee nere. Solo due altri colori emergono, il rosso del sangue, ripreso dai capelli di Lady Macbeth e dal mantello regio, e l’oro della corona, in questo modo sottolineando subdolamente ma efficacemente i due temi dominanti: la sete di sangue e di potere dei Macbeth. La scenografia è composta da teli pendenti che assumono a seconda dell’illuminazione l’aspetto di roccia o di veli trasparenti, che spesso vengono sfruttati per rivelare il mondo degli spiriti. Particolarmente riuscito grazie alla scenografia è il coro di “Patria oppressa”. Mesti profughi, in fuga dal tiranno Macbeth, si fanno coraggio abbracciandosi e sostenendosi nella marcia, mentre tutto il palco è pervaso da filo spinato proiettato sullo sfondo, che riverbera sui costumi, accentuando ulteriormente il pallore dei visi. Subito il pensiero va alla shoà e ai campi di concentramento, ma nei movimenti esausti si possono rivedere quelli dei clandestini, che ci mostra la televisione, quando approdano sulla costa dopo un terribile viaggio per mare.

La suggestiva scena nell’antro delle streghe.

Diametralmente opposto è invece il coro delle streghe, cominciando con le esibizioni acrobatiche di due di esse che si contorcono a mezz’aria, mentre le fiamme incendiano lo sfondo. Sordide e selvagge, al limite dell’umano, queste sono le streghe coperte di stracci che fanno a Macbeth la fatale previsione dell’incoronazione, motore dei crimini commessi da lui e dalla moglie.

E infine spendiamo due parole per la magnifica Dimitra Theodossiou, fortuita sostituta last minute chiamata dal sovrintendente Orazi a interpretare Lady Macbeth. Ottima interpretazione non soltanto canora ma anche recitativa. Con che sguardo carico d’odio guarda Macbeth che vacilla davanti al regicidio, con che ferocia gli chiede se è un vero uomo, ma anche con quanta sensualità lo attira verso i crimini e quanta fragilità mostra nel Sonnambulismo. Riesce a ben cogliere la complessa psicologia di Lady Macbeth, vera protagonista dell’opera, che trae un inconfessato piacere dall’omicidio, ma la cui forza ferrea viene infine schiacciata dalla follia a cui la porta la sua cieca ambizione.

Dimitra Theodossiou (Lady Macbeth) alle prove con il regista Henning Brockhaus.

Macbeth è un allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova. Regia e Luci di Henning Brockhaus su scene di Josef Svoboda. Nei panni di Macbeth esordisce in Italia il baritono argentino Fabiàn Veloz, nel ruolo del compagno tradito Banco troviamo il basso Paolo Battaglia, mentr Armaldo Kllogjeri è il ribelle Macduff.

Potrete assistere al Macbeth di Verdi fino al 16 marzo al Teatro Verdi, non ve ne pentirete.

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By | 2013-03-10T00:17:08+00:00 10/03/2013|Categories: Cultura e spettacoli, Teatro|Tags: , |0 Comments

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