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Una per tutte

Written by on 12 marzo 2018

Per parlarvi di questo film parto dalla fine, senza però dirvi come finisce: la canzone che inizia con le ultime inquadrature del film è (You Make Me Feel Like) a Natural Woman, hit di Aretha Franklin del 1967. Che dire… un grande classico! È un ottimo modo per descrivere Nome di donna l’ultimo film diretto da Marco Tullio Giordana, scritto da Cristiana Mainardi e con protagonista Cristiana Capotondi, uscito nei cinema volutamente e simbolicamente l’8 Marzo. 

Nina è una giovane donna e madre che per non dipendere dal suo compagno decide di lasciare Milano e di trasferirsi in campagna, dove trova lavoro in un rinomato istituto per anziani che sembra essere un luogo paradisiaco, ma quello che non sa è che lì le donne sono costrette a subire molestie da parte del direttore della struttura ricambiate con piccoli, subdoli, favori. Insomma, questa pellicola di genere drammatico è una delle prime incentrate solamente sull’argomento delle molestie sul posto di lavoro. Nina, sconvolta, cercherà chiarezza parlando con le altre colleghe (molte di loro straniere) che pur di non perdere il posto di lavoro proveranno in tutti i modi a scoraggiarla. Solo successivamente alcune di loro decidono di uscire dal silenzio e la aiuteranno ad abbattere il muro di omertà in cui sono coinvolti anche due sacerdoti. La battaglia porterà la protagonista in tribunale per far valere quello che è un diritto per lei e per tutte le donne: lavorare senza aver timore di dover scendere a compromessi per mantenere la propria occupazione. Il fascicolo della causa intentata dalla protagonista porta la dicitura “nome di donna” proprio perché la lotta di una è per tutte.

Insomma, un gran bel film dal punto di vista del contenuto che però lascia qualche lacuna nella forma: i 98 minuti totali ci sembrano un po’ pochi per trattare un argomento così importante, che meritava maggior attenzione ai dettagli. Apprezzabile inoltre lo stile simbolico adottato da Francesca Calvelli quando durante il film le donne si trovavano ferme davanti alla porta dell’ufficio “maledetto”.

Possiamo dire promosso ma non a pieni voti e speriamo che in futuro le donne non debbano più subire molestie e discriminazioni sul posto di lavoro!

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